Ero militare a Roma nella primavera del 1973. E, ogni mattina, mi recavo, dalla caserma Castro Pretorio al Ministero della Difesa di via XXIV Settembre. Vi era grande libertà in quanto si usciva la mattina e si poteva rientrare per il contrappello. Avevo cercato sempre di rinviare l’odiato momento, ma arrivò e … fui costretto a partire e per 13 mesi svolsi il servizio che la patria richiedeva. Un pomeriggio di quella primavera, passando davanti al teatro “Eliseo”, vidi che veniva rappresentata una commedia di Eduardo De Filippo. Occasione unica ed irripetibile: assistere alla rappresentazione de” Il Sindaco del Rione Sanità”. Tra l’altro, il Giovedì vi era uno spettacolo pomeridiano dove i militari pagavano la tariffa ridotta.
Sgaiattolando qualche ora prima dal Ministero, arrivai in tempo e … quella volta è rimasta un ricordo che non è mai più andato via. Non mi fu più possibile, successivamente assistere ”live” ad altre commedie di Eduardo, per cui sono rimasto particolarmente legato a “Il Sindaco” e alla grande interpretazione che Eduardo diede di Don Antonio Barracano: il Sindaco del Rione Sanità. Quarantadue anni dopo, grazie al regalo di Natale delle mie figlie, ho assistito, alcune sere fa, al teatro “Argentina” di Roma, ad una commedia Di Eduardo De Filippo, Le Voci di Dentro, che non poteva trovare interprete migliore di Toni Servillo. Splendido anche Peppe Servillo, ex cantante degli “Avion Travel” e fratello di Toni. E’ una commedia del 1948, scritta di getto in pochi giorni, che pone al centro dell’attenzione una società uscita da pochi anni da una guerra che ha lasciato non solo macerie materiali, ma anche morali; la difficoltà di stabilire relazioni umane, il guardarsi sempre con sospetto, aver paura dell’altro … un delitto lo avete messo tra le cose probabili di tutti i giorni; assassinio nel bilancio familiare! … perché la famiglia Cimmaruta, pur di salvarsi, decide di uccidere Alberto Saporito che dovrebbe essere in possesso delle prove di un crimine che, come alla fine si scoprirà, nessuno della famiglia Cimm0aru00ta aveva commesso perché Alberto aveva sognato l’assassinio dell’amico Aniello Amitrano.
Tutto ha inizio da un sogno e dal suo intreccio con la realtà che mette in crisi i rapporti all’interno della famiglia che un po’ alla volta si sgretola e porta i personaggi, ma anche la società, verso una deriva morale da cui diventa difficile risalire.
Le voci di dentro non sono, come si potrebbe pensare, quelle della coscienza, ma quelle che abitano nel profondo dell’uomo e che fanno paura, danno un senso di vertigine quando riescono a prendere il sopravvento perché irrazionali ed incontrollabili. La figura di zi Nicola, la cui unica voce è … il silenzio, oggi, nella società della comunicazione, potrebbe apparire marginale, se non superflua o antica, invece è quella che assume, maggiore spessore, perché, in una lettura moderna del suo “linguaggio”, rappresenta il saggio il quale ha capito che la società “tecnologica”(diremmo oggi) dilata i confini del mondo esterno, ma annulla i rapporti interpersonali provocando solitudine e sofferenza …parlare è inutile. L’umanità è sorda … ed ha perfettamente ragione perché, altrimenti, sarebbe inspiegabile come l’uomo ricada sempre negli stessi errori. Forse, perché, come diceva Hegel, così è sempre stato da Caino ed Abele.
Una grande pièce recitata e diretta magistralmente da Toni Servillo e dall’intera compagnia che non lascia rimpiangere la versione originale perché il protagonista(Alberto – Toni) è di una bravura mostruosa ed è affiancato da un cast eccezionale. Ho già detto di Peppe Servillo, ma voglio ribadirlo: era fantastico come cantante e di più lo è stato come attore regalando al pubblico una grande performance nei panni di Carlo Saporito che gli ha permesso di conseguire il premio “Maschere del Teatro Italiano” quale migliore attore non protagonista. Mentre Toni Servillo è stato premiato per la migliore regia, per il migliore spettacolo di prosa e migliore attore protagonista. Tutti ampiamente meritati. Applausi a scena aperta e il teatro esaurito in ogni ordine di posti.
Ogni tanto è bello riandare ad un passato lontano, ma con la consapevolezza che esso aiuta a costruire il futuro e … beh, mi piacerebbe, tra altri quarantadue anni, poter assistere ad una nuova commedia dal vivo di Eduardo. L’importante è crederci, oh no!!
Beniamino Iasiello