La democrazia tra dinastia, tecnologia e solidarietà

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 (0 Votes)

benjaminIn America ha avuto inizio la campagna elettorale che, nel mese di Novembre del 2016, eleggerà il 45° Presidente degli Stati Uniti. Forse, due famiglie, Clinton e Bush, si contenderanno la carica: JEB, figlio di George (Presidente dal 1988 al 1992) e fratello di George Bush junior (presidente dal 2000 al 2008) e la signora Hilary Diane Rhodam, moglie di Bill Clinton (Presidente dal 1992 al 2000). Due dinastie, quindi, che, a partire dal 1988, hanno dominato ininterrottamente la scena politica americana e mondiale sino al 2008, quando Hilary Clinton, sconfitta da Barack Obama per la corsa alla “Casa Bianca”, diventò, però, Segretario di Stato (la quarta carica per importanza negli Stati Uniti).

 

Oggi ritornano per continuare un duello che “sa” più di conquista del potere che di vero interesse per le sorti di una grande nazione e, in particolare di quei milioni di persone povere o disoccupate che hanno visto le diseguaglianze sociali aumentare e la ricchezza concentrarsi sempre di più nelle mani dei pochi (l’1% dei benestanti detiene il 40%della ricchezza dell’intera nazione). L’America, dice la signora Clinton, deve essere più inclusiva e giusta: è inaccettabile che i primi 25 Amministratori di fondi finanziari guadagnino quanto tutte le insegnanti delle scuole materne. Ha parlato, nel suo primo discorso, della mamma, della famiglia, del clima, della Russia, dell’Isis, del partito repubblicano che canta ancora “Yesterday” mentre è necessario guardare avanti. Oltre l’impegno di creare milioni di posti di lavoro, combattere i privilegi, lottare per una prosperità condivisa, per concludere con un attacco contro la finanza di Wall  Street. Tutto giusto! Ma come credere a chi è finanziata per la sua campagna elettorale da banche come IPMorgan Chase, Lehman, Goldman? Come farà a combattere le diseguaglianze e i privilegi chi da sempre è una privilegiata ed è sostenuta, in questo secondo assalto alla White House, da chi decide le sorti della finanza mondiale. Sembra quasi una saga familiare dove la democrazia c’entra ben poco: vince chi più ha capacità di legarsi alle grandi lobby e difenderne gli interessi, e, perciò, riesce a raccogliere masse ingenti di danaro necessarie per poter essere eletti. Senza dimenticare, in tutto questo, il grande ruolo che giocherà la “Clinton Foundation”, associazione filantropica finanziata, anche da alcuni paesi arabi e da gruppi industriali e finanziari. La democrazia, ridotta a plutocrazia in America e a burocrazia plutocratica in Europa, niente più ha a che vedere con la partecipazione dei cittadini alle scelte importanti che riguardano   la comunità in cui vivono.  Eppure, non sembra passato molto tempo da quando il filosofo John Dewey sosteneva che la democrazia è prima di tutto una vita di forma associata, di esperienza continuamente comunicata. Mentre, oggi, pare che le democrazie occidentali siano al collasso perché non in grado di sottrarsi all’abbraccio mortale di una politica decisa da gruppi di banchieri e burocrati sovranazionali. Ciò che sta avvenendo pone in discussione uno dei cardini fondamentali per cui intere generazioni hanno combattuto: la libertà. Ma … e se l’uomo non volesse essere libero? Se la sua natura fosse quella di essere servo, di voler far parte del gregge, di cui parla Nietzsche, lasciando ai pochi l’incombenza(!) di pensare per tutti? Gli sviluppi della società tecnologica, insieme con la finanza mondiale, non tendono proprio a “costruire” un essere umano liberato dalla libertà, dalla sua facoltà di giudizio che gli permette di discernere autonomamente ciò che è vero e ciò che è falso, quello che è bene e quello che è male? D’altra parte è tanto comodo essere minorenni, come affermava Immanuel Kant, che volentieri ci si vuol restare per tutta la vita. Perché pensare, se c’è chi è propenso a farlo per noi, liberandoci di questa “fastidiosa occupazione”.  “Aude sapere”, scriveva il filosofo di Konisberg, e, fin quando l’uomo sarà in grado di servirsi del suo intelletto e camminare con passo sicuro, credo che la Signoria dell’Uomo sulla natura prevarrà ancora sulla Signoria della Tecnica, in cui l’uomo, come affermano gli studiosi,   diventerebbe semplice “predicato”, prodotto dell’alienazione tecnologica che pone se stessa come soggetto”. Nell’età della tecnica, l’uomo non sarebbe più il soggetto della storia, ma un semplice “funzionario dell’apparato tecnico”.  Trame inimmaginabili per il futuro dell’umanità e, certamente, le nuove scoperte, soprattutto nel campo degli studi neurologici, portano ad ipotizzare che tra non molti anni, tali scenari possano diventare realtà; ma, personalmente, forse perché non riesco ad immaginarmi come un “apparato tecnico” mi sento più vicino alle parole pronunziate dl Papa in Bolivia quando afferma che è necessario un cambiamento profondo delle strutture perché questo sistema non regge più … contadini senza terra,  molte famiglie senza case, lavoratori senza diritto, persone ferite nella loro dignità e, soprattutto non lo sopporta più la Terra, la “sorella Madre Terra”. Qualcuno dirà che dignità, equa distribuzione della ricchezza, vicinanza i poveri sembrano preoccupazioni che appartengono ad altri tempi e ad altre storie, ma, spero che le parole di Papa Francesco non restino “vox clamantis in deserto” perché altrimenti la folle corsa dell’uomo non potrà che portare alla distruzione e alla rovina dell’intera umanità. In un mondo dove … tutto è falso, come cantava Giorgio Gaber, pare che l’unica voce vera, “umana”, capace di levarsi contro le storture del mondo, contro le diseguaglianze che aumentano in maniera esponenziale, sia rimasta quella di Papa Bergoglio.

Beniamino Iasiello

Find us on Facebook
Follow Us