Spartizioni sì, raccomandazioni pure, ma ognuno a casa sua. Il potere secondo i Mastella ha regole precise, e l’appartenenza territoriale conta anche più di quella al partito. L’ordinanza del gip di Napoli che ha disposto il divieto di dimora in Campania e zone limitrofe per Sandra Lonardo e per altri ventiquattro dei sessantatré indagati è utile anche per capire le logiche secondo le quali si muovevano le persone coinvolte nell’inchiesta.
Come Fernando Errico, consigliere regionale nato a Apice, provincia di Benevento, e quindi anche «provincia» di Ceppaloni. Si offende perché l’Arpac — l’Agenzia regionale per l’ambiente che dall’indagine esce come un feudo dell’Udeur— ha stipulato un contratto con un docente universitario di Benevento, ma lui non ne sa niente. Telefona al direttore dell’Agenzia, Luciano Capobianco e gli dice: «La segnalazione di questa persona, perché volevo capire... ». Capobianco gli spiega chi sono gli sponsor del professore: «È roba vecchia, Nocera e Fantini (rispettivamente ex assessore regionale e ex segretario regionale Udeur, entrambi napoletani, ndr)». «E va buo’», replica Errico. «Però insomma Luciano, pure ’sta cosa. Mò non decidiamo nulla su Benevento? Almeno io». Subito dopo Capobianco telefona a Fantini e gli racconta la cosa. «Io ti volevo avvertire», gli dice. E l’altro: «Sì ho capito...vabbè sono stronzate».
Insulti al direttore
Di Luciano Capobianco va ricordato che è l’unico per il quale il gip ha ritenuto necessario il ricorso agli arresti, seppure domiciliari. Il suo ruolo è quindi ritenuto centrale e la sua posizione grave. Ma ecco come parlano di lui i notabili dell’Udeur, che evidentemente si sentono i veri padroni dell’Arpac. La conversazione telefonica è tra Carlo Camilleri, consuocero dei Mastella e Andrea Abbamonte, ex assessore regionale. Camilleri: «Ma questo non si rende conto... guarda ti dico la verità, ne ho avuto una delusione... ritengo che sia soltanto un grande superficialone ». Abbamonte: «Bravo». Camilleri: «Bum bum e non capisce nu c...». Abbamonte: «Gli ho detto tu sei str... tre volte... e rump ’o c... r’a matina a sera. Tu, tuo fratello, la tua famiglia... a destra e a sinistra». Poi i due passano a parlare del Piano operativo nazionale per la sicurezza, che loro chiamano «ponz». Camilleri: «Senti Andrè ma com’è che ci stavano tante macchine blu oggi davanti a questo convegno di Clemente... due file intere... chi erano, magistrati?». Abbamonte (scherzando sull’eventualità che la conversazione sia intercettata): «No no... io non rispondo... anzi questa la possiamo dire per telefono perché il maresciallo sente. Clemente si è fatto portare in un agguato perché questi del ponz sicurezza sono quelli che spendono dieci milioni di euro per formazione dei servizi di supporto dei beni confiscati alla camorra... E questa è la presentazione del programma per il recupero dei carcerati...Altri dieci milioni... Il ministero dell’Interno e questi qua del ponz sono una banda di onesti, per non dire altro».
Voglia di lavorare...
Ma i raccomandati almeno funzionavano? Non tanto, a leggere le parole del dirigente Arpac Carmelo Lomazzo in una conversazione telefonica con un’amica intercettata dagli investigatori della guardia di Finanza. Parla di uno e dice: «’Ncoppa a dieci cose nove nun le sape fa». Di un altro: «Non viene mai». Di un altro ancora: «Sta ammalato». E di un certo Renzo T.: «È nu demente». Chiude avvilito: «Dimmi tu come posso portarla avanti ’na struttura che gestisce ciento milioni di euro co’ ’sta gente qua».
L’emergenza rifiuti
C’è pure un riferimento all’emergenza rifiuti in Campania nell’ordinanza. È quando il gip parla delle assunzioni a tempo determinato che l’Arpac fece nel 2004 per creare una struttura che lavorasse in supporto al commissariato straordinario di governo. Nella delibera firmata dal direttore Capobianco si stabiliva che i contratti sarebbero rimasti in vigore finché non fosse stata superata la crisi, e così i beneficiati, scrive il gip, «lucravano sulla persistente durata dell’emergenza rifiuti, conseguendo continue proroghe contrattuali e illeciti profitti».
Fonte: Corriere.it