“Fiducia nella Giustizia”

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Tra i cespugli spuntano rose e crisantemi. Personaggi pronti a testimoniare, quelli “pro” non avanzano e i “contro” manovrano nell’ombra.
“Sono innocente”, è il ritornello che accompagna la signora Sandra Lonardo Mastella dalla reggia di Ceppaloni al Consiglio Regionale.
Una gran festa, fiori, strette di mani, abbracci e baci, un suo collega le chiede il “cinque” ma le mani non si incontrano… un ritorno da regina.
“Sono innocente, perciò sono serena. Pago perché credo nella meritocrazia”. Le credono, tutti. Applausi, di sempre più gente intorno a lei… applausi… poi nel suo ufficio… il giardino dell’Eden.
Sandra Lonardo si toglie la sciarpa verde petrolio e si abbandona sulla poltrona della sua scrivania. Il primo passo, a lungo sospirato nel “carcere” di casa sua, lo ha compiuto. Domani è un altro giorno.

La sua vita però si complica subito: le indagini iniziate a santa Maria Capua Vetere si arricchiscono di nuovi particolari alla Procura di Napoli. E, certo, vengono fuori altre “cose”: per la Magistratura indizi gravi.
Testimonianze: Bassolino non si oppose alle pressioni dell’Udeur, anzi firmò la nomina del “raccomandato” e l’assessore alla Sanità, tale Angelo Montemarano, ha dichiarato che la Mastella, in presenza del consigliere Errico gli disse di revocare l’incarico ad Annunziata, cioè quel dirigente dell’Asl al quale Sandra Lonardo aveva gridato “sei un uomo morto”.

Tra i cespugli spuntano rose e crisantemi. Personaggi pronti a testimoniare, quelli “pro” non avanzano e i “contro” manovrano nell’ombra.
L’assessore, professore Montemarano, del tutto estraneo al fattaccio cita addirittura un testimone per avallare la sua estraneità alla nomina dei direttori generali e dei primari.

Non calerà mai il sipario su questa commedia, del resto anche in campo nazionale i “fattacci” nei quali sembrava ci fosse la corresponsabilità di alte personaggi sono stati insaccati nello zaino dei ricordi.
Sul rinvio a giudizio del governatore della Campania, invece, vengono fuori notizie strabilianti. Altro che aprire discariche, la parola d’ordine era “apriti sesamo…” e, nella grotta, il sub commissario Raffaele Vanoli, vice di Bassolino ai rifiuti, ogni anno andava a prelevare un milione e cinquantamila euro, oltre due miliardi della “signora Lira”.
Compagni di gita Giulio Facchi e Massimo Paolucci, subcommissari, che prelevavano da 800 a 900 mila euro. Così poco… poveretti.

Perché lavorare per la collettività, perché cercare di superare la crisi, perché consentire una giusta e sacrosanta gestione dei rifiuti?
Insomma, l’emergenza è stato un tesoro senza fine, più durava e più si guadagnava. Bassolino sapeva quanti soldi prelevavano dalla borsa dei cittadini campani i suoi fidati impiegati? Secondo i magistrati “il governatore ne era a conoscenza, perchè il suo ruolo di commissario era amministrativo e non politico”. E, quindi aveva giuridicamente l’obbligo di controllare.

In questi giorni l’attività della Regione è bloccata (e meno male…) perché Bassolino, senza infamia e a caccia di rinnovati consensi, sta costruendo una nuova Giunta. Mentre, non molto lontano dal suo ufficio, le strade sono ancora coperte di immondizia, e persone terrorizzate trascorrono notti intere a sorvegliare le discariche avvelenate.
Il blocco dell’impianto Cdr di Giugliano sta determinando una situazione incandescente. De Gennaro ha lavorato bene ma il suo piano, per sanare almeno l’emergenza, trova molti ostacoli.

Gli scienziati del Ministero della Salute e del Consiglio Superiore di Sanità ritengono che non ci siano pericoli di malattie per coloro che abitano nelle vicinanze delle discariche. I “disperati” non ci credono.
E certo non può convincerli, con un comportamento minaccioso come è accaduto a “Porta a Porta” sere fa, il dottore Donato Greco (napoletano e molto stimato nel mondo della ricerca) inviato del ministro Livia Turco.
Sandra Lonardo e Antonio Bassolino sono a lavoro. Non ritengono di dimettersi: “Abbiamo fiducia nella Giustizia”!
Anche il popolo.
 
Fonte: Napoli.com
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