E’ andata in scena ieri, in piazza Umberto I la rappresentazione de "il ritorno di Lamberto", messa a punto dal gruppo denominato “I nostalgici della mascherata”. A spiegarne le origini e le finalità è Raffaele Mignone, regista nonché presentatore dell’evento che ricorda: "Questo gruppo rinasce e recupera una tradizione carnevalesca che risale ai primi del 900. Da sempre qui a Beltiglio ci si è occupati dell'organizzazione delle mascherate ed è bene ricordare i maestri beltigliesi che hanno consentito agli eredi di allestire la sceneggiata che oggi proponiamo.
Essi hanno dato lustro al nostro paese che senz'altro per quest'aspetto può definirsi un'Università'. Tra questi voglio ricordare Domenico Testa e Virgilio Martino che hanno segnato positivamente questa tradizione, Gabriele Testa, figlio del già citato Domenico, che 1956 ha rappresentato per l’ultima volta una mascherata. Infine Isidoro Mignone” altro personaggio oggi non più vivente, che in passato ha contribuito significativamente allo spessore di questo aspetto della cultura folkloristico-popolare . “Oggi” continua Mignone “la tradizione della mascherata viene ripresa dal gruppo dei suoi nostalgici con un impegno ed una partecipazione degna di nota. La rappresentazione a cui daremo vita è totalmente originale, ce ne sono tante ma questa non ha precedenti”. L’opera dal titolo “il ritorno di Lamberto” è infatti frutto della creatività e della penna di Giovanni Martino che spiegata ad Ottopagine com’è nata e da cosa ha preso spunto per la sua ideazione. “La storia è ambientata negli anni immediatamente precedenti la ‘grande guerra’ e narra del ritorno di un emigrato (Lamberto) che dopo essere andato in Americain cerca di fortuna, come spesso accadeva in quegli anni, ritorna dopo 5 anni con la speranza di sposare Terina. Com’è di prassi tra gli innamorati, i due giovani, prima della partenza, si erano scambiati delle promesse, ma nel frattempo, complici due falsi amici del ragazzo, erano circolate voci maligne rispetto alla reciproca fedeltà. La storia, dopo vari intermezzi comici, volge verso il lieto fine: la promessa del matrimonioe la data in cui si celebrerà”. I personaggi del racconto sono frutto della fantasia dell’autore, ma Martino precisa che ci sono alcuni elementi di verità come “il viaggio di un giovane che parte in cerca di fortuna” per inseguire il sogno americano, “l’estrema povertà di quegli anni, che non ho vissuto personalmente ma di cui mi sono pervenuti dei racconti. È insomma una storia qualunque, espressione che tra l’altro è anche il titolo a cui avevamo pensato inizialmente”. Dunque riferimento essenziale della storia è l’umile epopea dell’emigrazione italiana ai tempi dell’ultimo scorcio della ‘bella epoque’. Avventura che si conclude non di rado con il rientro in patria, a testimonianza del fatto che negli animi più semplici, gli affetti e il ‘borgo natio’ hanno la meglio su ogni vana ambizione.
Fonte: Ottopagine