A breve il comune di Ceppaloni inoltrerà formale richiesta all'Università degli Studi del Sannio per sottoscrivere la convenzione che sancirà l'avvio di ulteriori analisi sulle aree adiacenti al Pip dello Stretto di Barba. Ad anticiparlo è il sindaco, Claudio Cataudo: «Avvieremo questa seconda tranche di analisi perché stabilito dall'Arpac e dagli enti preposti alla conferenza dei servizi, sulla base di alcuni disposizioni iniziali. Era una procedura prevista prima ancora che il comitato lo richiedesse e che si è resa necessaria per garantire dei risultati definitivi sullo stato di salute del territorio e tranquillizzare così l'intera cittadinanza».
La scelta dell'amministrazione è di demandare tout court l'incarico agli esperti dell'Università locale, giudicando tale opzione preferibile a quella suggerita dal comitato (che prevedeva di commissionare ai propri tecnici il prelievo e le analisi dei campioni, e il coinvolgimento degli esperti dell'Università nella fase di elaborazione della relazione finale). Una indicazione non condivisa dal sindaco: «La scelta di affidare un incarico a privati è eventualmente una strada che il comitato può seguire in autonomia. Il comune è un ente pubblico e deve dare conto ai cittadini di come impiega le proprie risorse, ecco perché è indispensabile affidarsi ad un ente il cui operato sia inopinabile. Incaricare dei tecnici che vengono suggeriti, non mi sembra una scelta opportuna. Tutt'al più si dovrebbe predisporre un bando pubblico che consenta la partecipazione di esperti provenienti da altre università e da altre realtà. Ma non possiamo affidarci a dei privati. I risultati devono essere chiari e incontestabili per tutti i cittadini». Una credibilità quella riconosciuta all'Università del Sannio che non verrebbe scalfita neanche nell'ipotesi in cui essa stessa delegherà a laboratori chimici esterni il lavoro di campionatura ed analisi. C'è poi un altro dato da considerare. L'indagine che prenderà corpo nei prossimi mesi, andrà a sommarsi a quelle già prodotte in precedenza. Proprio nella riunione dell'8 novembre scorso, la giunta comunale ha impegnato la somma di 35 mila euro per il lavoro svolto dalla C.e.a. Srl ed è lo stesso sindaco a chiarire che «si tratta del completamento di un iter già avviato. Quella somma non si riferisce alle nuove analisi». Ma quali sono i risultati emersi dagli esami compiuti negli scorsi anni? Alla domanda Cataudo risponde che «come ho potuto apprendere dalle relazioni elaborate dagli uffici, si tratta di rifiuti non pericolosi. Ci sono alcuni valori che superano leggermente i parametri, ma sono perfettamente compatibili con quelli delle zone industriali». Il sindaco dunque conferma che la scelta di predisporne nuovi esami non nasce da dubbi sulle risultanze prodotte negli anni scorsi, ma dalla necessità di completare un iter avviato già da tempo. Infine aggiunge che «se nelle analisi prodotte precedentemente erano stati prelevati solo campioni di terreno, nelle prossime si procederà anche ad una verifica sulle falde acquifere».
Fonte: Ottopagine