Imponente e massiccia appare la mole del castello che è arroccato su un grosso masso roccioso che domina l’abitato di Ceppaloni, piccolo centro a pochi chilometri da Benevento.
L’origine del manufatto è controversa, nebulosa. La bibliografia è scarsa, per non dire inesistente. Si avanzano ipotesi di insediamento iniziale longobardo o forse più probabilmente, normanno.
Attraverso rifacimenti e modificazioni il castello ha perso la sua funzione iniziale di fortezza per diventare, prima residenza padronale e, poi ai giorni nostri, abitazione multipla di proprietà di alcuni nuclei familiari della zona.
Il monumento ha un insolito andamento planimetrico, irregolare, assimilabile ad un triangolo che genera, quindi, all’interno una corte approssimativamente triangolare. Purtroppo è stato snaturato da interventi non coordinati, arbitrari, apportati dai proprietari. In alcuni casi si è ricorso addirittura all'alluminio anodizzato per gli infissi che affacciano sulla corte.
Nella corte si riscontrano alcuni elementi di un certo interesse: nello spigolo a nord - ovest un arco da isolare e da restaurare, un grosso scalone di pietra nell’ala opposta, un pozzo di discreta fattura incassato nella faccia interna dell’ala sud. Gli ingressi alla corte sono due: uno sull’ala sud e un altro sull’ala nord – ovest.
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L’immobile settecentesco ha uno schema planimetrico a corte. L’edificio è costituito da due corpi di fabbrica. Il primo corpo si sviluppa per due piani fuori terra. Prospetta su Piazza dei Martiri e su Via Foglia. Il secondo corpo di fabbrica si apre verso l’interno ed in origine era adibito a locale di servizio, vale a dire ricovero degli animali. La struttura dell’edificio è in muratura di tufo. La copertura è a tetto a due falde per il corpo principale ed a falda unica per il corpo secondario. La corte interna, delimitata da un lato da un bellissimo porticato con archi a tutto sesto, presenta al centro un pozzo.
Ai margini del borgo, inserita in un paesaggio naturale di gran suggestione e bellezza quasi selvaggia, sorge la Chiesa della Santissima Annunziata di Ceppaloni.
Secondo Pietro Rossi la Chiesa “fu edificata dal Comune (cioè dal Popolo) nel 1567”, e la stessa data è indicata da Cherubino Martini.
Occorre tuttavia rilevare che gli inventari orsiniani assegnano la fondazione al 1507, mentre un documento nel regesto delle pergamene dell’abbazia di Montevergine riporta la SS. ma Annunziata il 9 gennaio del 1453. Si può allora ipotizzare la presenza, probabilmente nello stesso sito, di una costruzione più antica, che è stata successivamente riedificata o ristrutturata. I primi religiosi insediati nell’annesso convento sono i padri osservanti, sorti in seno all’ordine francescano nel XV secolo, per riproporre la fedeltà assoluta alla regola del Santo fondatore.
Successivamente, ma s’ignora con precisione quando, subentrano i servi di Maria, documentati fino al 1650, ai quali si deve il nuovo titolo della Chiesa: Santa Maria dei Martiri. Segue, nella seconda metà del XVII secolo, un periodo di decadenza, comune a tante istituzioni religiose, come conseguenza dell’apocalittica terrificante pestilenza del 1656 che ebbe a desolare il Regno di Napoli.
La Chiesa viene abbandonata ed è incerto se il convento diventa un rifugio di ladri o piuttosto una comoda fruizione del diritto di asilo. La carenza di documenti non permette di stabilire la realtà storica.
Un avvio di ripresa si ha con la venuta dalla Versilia di giovani aspiranti alla vita religiosa. Per Ceppaloni c’è una testimonianza di questa presenza con il servo di Dio Fra Clemente da Terrinca. Ma ad aggravare il quadro giunge con inaudita violenza il terremoto del cinque giugno 1688.
L’arcivescovo del tempo, il cardinale Vincenzo Maria Orsini,
nell’attuare, con pastorale e autentica paterna sollecitudine, la ricostruzione nell’ambito della sua Chiesa, stabilisce un primo importante contatto con i fedeli, attraverso il mezzo della missione.
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L’abitato di Ceppaloni è situato su una collina a sinistra della valle del Sabato. Dista dal capoluogo di provincia (Benevento) 12 Km circa ed è situato su di una collina a mt. 321 sul livello del mare. Dal suo castello si domina tutta la valle del fiume Sabato, che nel passato fu teatro di grandi e violenti avvenimenti storici. La zona era abitata in tempi remoti come ci confermano gli scavi archeologici che hanno portato alla luce reperti di epoca sannitico-romana. Sembra, infatti, che nella località Barba esistesse una potente roccaforte sannita, tenuta dagli Irpini, in opposizione al “castrum”(campo militare fortificato) di Chianche eretto dai Romani che avevano occupate le terre sannite del Beneventano, ma non quelle dell’Irpinia Sull’origine del toponimo non vi è nulla di certo e dovendo scartare a priori l’ipotesi formulata da fra’ Arcangelo da Montesarchio che Ceppaloni fosse un’ara sacra a Cibele, restano le infinite varianti di Cippaluno, Cepalone, Ceppaludi, Ceppalonga, derivanti , forse , dalla presenza sul luogo di grosse ceppaie di castagno.
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Tratto dal libro "La carestia del 1764 e il colera del 1837" di CARMINE PORCARO
Lo scarsissimo raccolto dell'annata 1763 portò nel Regno di Napoli stenti e privazioni difficili da descrivere, di più da immaginare al giorno d'oggi. Moltissimi, tanti non riuscirono, infatti, a sopportarli e ne morirono.
La stessa Benevento che, assieme ai suoi casali di San Leucio e Sant'Angelo a Cupolo, faceva parte dello Stato Pontifìcio, ebbe i suoi rilevantissimi problemi, i suoi morti d'inedia, le furberie degli sciacalli di turno, le sacrosante punizioni. Molto diligente, al riguardo, il lavoro del parroco di San Nazzaro, il Vicario Curato Perpetuo Giuseppe Riola il quale, diversamente da quanto fecero i suoi colleghi degli altri Paesi qui esaminati, annotò i morti per fame. Questa precisione non la troviamo da nessun'altra parte, per cui non è possibile separare i morti per fame dagli altri. Ma è ragionevole supporre che i più siano morti per mancanza di cibo e, d'altra parte, lo studio delle costanti demografiche non lascia, a proposito, alcun margine al dubbio.
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…………….. Compare in giudizio Parente Saveria di Antonio, nata il 3 luglio 1814 da Antonio e Rosa Mernone e domiciliata in S. Giovanni di Ceppaloni (Benevento), di anni 52 e mamma di sette figli. Il 6 ottobre 1863 aveva bussato alla porta di casa, un frate incappucciato. Era Carmine Porcaro suo compaesano, notoriamente appartenente alla banda Caruso; sotto questo travestimento cercava di sottrarsi all'inseguimento delle Guardie Nazionali. - In nome del buon vicinato, c'è mia madre lì nella casa attaccata alla tua in pena per me, non mi mandare via. Parente Saveria non lo manda via. Il giorno dopo gran perquisizione e sistematica in tutte le case, quella della Parente è circondata; trovano nella stalla una sella e una giumenta. Non le appartengono; Porcaro Carmine dov'è? - Sotto la minaccia della fucilazione - è al piano di sopra -.
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UNA STORIA VERA DI SACRIFICIO E DI CORAGGIO
Un caldo pomeriggio di marzo: la signora Assunta Ponsillo ha accettato di raccontarci la sua storia, una storia in cui gli eventi personali si intrecciano con episodi di guerra con il dolore e il sacrificio di tutto un popolo. La troviamo ad attenderci nel soggiorno della sua bella casa. Nonostante gli ottantuno anni, si presenta ancora bella nell'aspetto, fiera nel portamento, le labbra ben truccate schiuse al sorriso in un volto che comunica forza e cordialità. Ci Invita a sederci è contenta di poter raccontare a qualcuno che non siano i soliti familiari quel pezzo di vita di cui ricorda ogni particolare Appare visibilmente emozionata ma comincia subito. La mia storia si può dire iniziata il 26 Febbraio 1939, giorno in cui mi sono sposata. Fino ad allora nella mia vita di ragazza di campagna, non ci sono stati momenti di rilievo. Ultima di undici figli, non ero certo circondata dagli agi e dalle attenzioni in cui vivono i ragazzi di oggi. I nostri genitori dovevano fare ì salti mortali per tirarci su, ognuno di noi appena grandicello, doveva dare il proprio contributo di lavoro in casa, eravamo però molto uniti.
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Ruggero Scillato (il cognome forse deriva da una versione dialettale di “stellato”, probabilmente riferito allo stemma) (+ post 1258), Cavaliere, Signore di Sicignano, apparteneva ad una casata normanna di Salerno.
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Personaggi illustri.
I Cutillo, famiglia ora estinta in Ceppaloni, hanno dato Carlo, morto nel 1704, Abate di Montevergine; Francescantonio esperto giuesperito e avvocato del ‘700, pubblicò un Commentarium de ritu Vicariae (1645) e Brevi esortazioni da fare ai condannati a morte dalla Giustizia per farli morire alienati dalle cose del mondo (1649); Lorenzo, (1604-1654), monaco e teologo di Montevergine, autore di numerose opere dal 1643 al 1649.
Lonardo Piero (1873-1932). Professore di storia al Liceo “Giannone” di Benevento, è ricordato per Gli Ebrei a Benevento in documenti inediti (1899), Inventario dei Sacri arredi della Tesoreria Metropolitana nel 1411 (1900), Gli Statuti di Benevento sino alla fine del secolo XV (1902), La città di Benevento al tempo della congiura dei Baroni (1914-15) ed altre opere.
Polcari Innocenzo (1818-1908). Gesuita, rettore del Seminario diocesano, latinista insigne, ha lasciato In Beatam Virginem Mariam, 1905, Della vita del P. Antonio Capelloni, 1865, Universale eloquuentiae institutiones, 1858.
Mazzeo Mario (1889-1973). Ordinario della Cattedra di Igiene all’Università di Napoli e autore di numerosissime pubblicazione scientifiche. Ha lasciato anche La Terra di Ceppaloni e P. Innocenzo Polcari S.I. con una raccomandazione ai giovani del Paese a coltivare lo studio delle memorie patrie. Il figlio Francesco è stato egli pure cattedratico e Direttore della clinica di semeiotica chirurgica del II Policlinico di Napoli.
Testa Clorindo (1923). Architetto famoso, nato a Napoli, risiede in Argentina. Tra i maggiori architetti del mondo, pittore concettuale di grande fama, docente di architettura in Argentina. Ha realizzato la Biblioteca Nazionale e la Banca di Londra e America a Buenos Aires, il Centro Civico a Santa Rosa nella Provincia della Pampa. Come Pittore ha esposto in tutto il mondo e alla Biennale di Venezia. Nel 1997, nel corso di una mostra a Ceppaloni, dove ha esposto una serie di tele intitolata “La peste a Ceppaloni” ha ricevuto la cittadinanza onoraria. Ha poi redatto un progetto per un Centro Sociale a Beltiglio, da dove proveniva il padre Giovannandrea, cui sono stati intitolati i Giardini pubblici.
La taverna di Rotola
La citata “via antiqua maiore” doveva indubbiamente passare di qua del Sabato.
Dovrebbe coincidere, grosso modo, con la ultimata Benevento-Stretto di Barba. La Taverna di Rotola, pregevole costruzione le cui prime notizie risalgono al 1600, era un posto di ristoro ci notevoli proporzioni lungo questa strada: la sua possanza mal si attaglierebbe alla mulattiera che gli ultimi tempi ci hanno fatto conoscere.
Le corpose attenzioni che i Signori di Ceppaloni hanno sempre riservato alla zona della Taverna testimoniano ampiamente di un’importanza architettonica e strategica certamente legata ad una via di transito da ritenere fondamentale per l’ accesso nella Valle del Sabato ed a Benevento.La denominazione di < Rotole> alla zona più bassa del fianco della collina su cui sorsero i casali dell’attuale Beltiglio sta a ricordare l’ attività offensiva e difensiva di chi, dall’alto, rispetto a chi agiva nella valle, lanciava sassi a mezzo di catapulte e di frombole.
Ricerca a cura dell'Ing. Giuseppe Di Donato
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