
Ed eccoli, puntuali, erano arrivati, anche quell’anno, “ i giorni della merla”: gli ultimi tre giorni di gennaio. Il freddo era particolarmente pungente, il vento soffiava forte e gli alberi parevano pregare con le cime rivolte in giù. Lucia stava riordinando la cucina e immaginava la merla che, in un tempo molto lontano , aveva le piume bianche e il becco giallo. La poverina, per difendersi dal gelo, si era rifugiata in un camino e da bianca era diventata nera per il fumo e la fuliggine.
Sorrise ricordando la mamma che, in quei particolari giorni, le narrava sempre questa leggenda che si tramandava fin dalla notte dei tempi! Lucia ascoltava incantata e ripeteva << ancora…ancora>>Quel giorno era rimasta a casa, non si era recata in ufficio a causa di una brutta influenza che le aveva causato non pochi problemi: il naso le colava e pareva non volersi fermare , si muoveva a fatica per i forti dolori articolari, si sentiva improvvisamente invecchiata. Quell’anno sarebbe stato l’ultimo anno lavorativo, anche per lei era arrivata la tanto agognata e temuta pensione. L’avrebbe vissuta come un momento di rinascita e nuova organizzazione del tempo libero e della quotidianità. D’altra parte,avrebbe dovuto fare anche i conti con sé stessa, stilando un bilancio della propria esistenza, forse non sempre positivo! Era assorta in queste considerazioni, quando fu trascinata alla realtà dal trillo insistente del campanello di casa. Aprì la porta, con circospezione, e si trovò tra le braccia sua madre che sembravasconvolta << Mamma, non farmi spaventare >> disse Lucia <<che succede?>> <<Non preoccuparti, io sto bene ,ma ho avuto una notizia terribile: la signora Sarti ha avuto un malore, è in ospedale, potrebbe non farcela>> rispose singhiozzando. Immediatamente Lucia si figurò la signora Maria Sarti, molto amica di sua madre, erano quasi due sorelle, diverse tra loro, tanto chiacchierona e solare l’una quanto riservata e introversa l’altra. Per questa ragione, il loro legame nel corso degli anni si era molto rafforzato ed erano diventate anche complici .La signora Maria, infatti, soffriva di bronchite cronica e il medico le aveva proibito assolutamente di fumare, ma sua madre le comprava le sigarette di nascosto dalla sua famiglia. Questa cosa faceva arrabbiare Lucia, ma i sorrisi e gli sguardi di intesa tra le due donne simboleggiavano la loro autentica amicizia , cosi aveva deciso di chiudere un occhio! I ricordi si affollarono nella sua mente e si rivide bambina, quando la donna le incuteva un certo timore, piccola con i capelli brizzolati e grandi occhi nocciola dai quali trapelava tutta la sua sensibilità. Nei giorni caldi, e fuori dell’orario scolastico, il cortile del condominio dove abitava Lucia si affollava dei giochi chiassosi dei bimbi. Quando le urla giocose superavano la soglia di tollerabilità, ecco che la signora, che abitava al primo piano dello stabile, superando la sua naturaleriservatezza, si affacciava sul cortile e richiamava i bambini alrispetto della quiete altrui. Alcune volte si intravedeva, nascosta tra le tendine della finestra una fanciulla ,con i capelli molto ricci, che spiava i coetanei quasi con invidia. Era la figlia della signora, riservata come lei, ma che moriva dalla voglia di partecipare ai giochi. I ragazzi temevano la signora Maria, ma la loro voglia di divertirsi si riaffacciava prepotentemente e, dopo breve tempo, ricominciavano a fare baccano. Era un eterno pingpong …..ma che belli i cortili rumorosi di una volta dove bastava poco: i gessetti, l’elastico, le biglie. Posti del genere ce ne sono ancora. A migliaia. Ma sono invecchiati: hanno perso voci e colori, si sono guadagnati nuovi inquilini - le auto, i bidoni della raccolta differenziata - e nuove leggi: vietato il gioco, vietati gli schiamazzi. Lucia, con l’avvento dell’età adolescenziale, aveva iniziato a guardare con occhi diversi quella donna, chetrascorreva ore ed ore a parlare con i fiori del suo piccolo giardino condominiale. Iniziò ad incuriosirsi e decise di avvicinarla. La prima volta che si rivolse a lei, temeva che la signora si infastidisse di sentirsi oggetto di tanta curiosità ma,con sua grande meraviglia, scoprì che lei le sorrise e le disse<< Voi fanciulle siete come questi boccioli, prima o poi sboccerete tutte e diventerete degli splendidi fiori profumati>>. Scoprì che era una persona molto buona e generosa, si comportava sempre correttamente con tutti, era gentile sia con i grandi che con le ragazze come lei, molto riservata, ma sempre disponibile ad aiutare chi aveva bisogno. A Lucia faceva molto piacere chiacchierare con lei, soprattutto quando le raccontava alcuni episodi avvenuti nella sua gioventù, perché dai suoi racconti poteva apprendere come avevano vissuto le persone tanti anni prima, le difficoltà che avevano dovuto affrontare quando c’era la guerra e la fame che molte volte avevano patito. Lei le narrava che aveva frequentato la scuola fino alla terza elementare, ma molti suoi coetanei non avevano potuto studiare, erano dovuti andare a lavorare molto giovani, in quanto i tempi erano assai duri e spesso, nelle famiglie numerose, c'erano tante bocche da sfamare e i figli più grandi dovevano andare a lavorare già intorno ai dodici anni per aiutare i genitori. Lucia iniziò a trascorrere ore ed ore a parlare con la donna, che piano piano le trasmise anche l’amore per i fiori. Le insegnò tutto quello che c’era da sapere sulle piante, in particolar modo sui fiori primaverili. Le piaceva soprattutto il ranuncolo, un fiore semplice come lei, che con i suoi molteplici colori annunziava l’arrivo della primavera. Coltivava con amore le orchidee, che fiorivano con costanza nel suo giardino ostentando colori meravigliosi, come se volessero ricambiare alla donna tutto l’amore che lei dava loro. Erano i fiori che, più di altri, rappresentavano per lei la perfezione, la purezza, l’amore e la passione. I primi a sbocciare nel suo piccolo giardino erano i narcisi gialli e bianchi, che emanavano un profumo inebriante e intessevano un tappeto variopinto che incantava i passanti. Lucia trascorreva molto tempo con la donna e cominciò a confidarle le sue prime pene d’amore adolescenziali. Anche la signora Maria le parlò di una sua romantica storia d’amore: quella vissuta con il suo primo fidanzato, purtroppo morto in guerra. Raccontava del loro primo incontro, quando i loro occhi si erano incrociati ed era scoppiato il colpo di fulmine. Lui era molto bello. Aveva degli occhi chiarissimi, color ghiaccio, i capelli nerissimi erano in netto contrasto con i suoi occhi ed un sorriso smagliante incorniciava il suo volto. Sembrava un angelo. Le aveva donato amore e protezione, ripagandola di un’infanzia non sempre felice, aveva ricevuto un’educazione molto rigida, dove non c’era stato posto per le carezze e i baci di una madre. Proprio quando il loro sentimento era diventato maturo, l’uomo era dovuto partire per la guerra e non aveva fatto più ritorno. Maria raccontava, piangendo, il loro ultimo incontro: lui avvolto in un lungo impermeabile con gli occhi cerulei colmi di lacrime e lei che soffocava i singhiozzi, alzando il bavero del suo cappotto. Ascoltando questo accorato racconto, anche Lucia piangeva e cercava di consolarla dicendo<<Più forte della morte è l’amore, non si arrende e vince sempre>>. Purtroppo la signora Sarti, a causa di un’improvvisa malattia, morì, lasciando grande sgomento in tutti quelli che l’avevano conosciuta, ma soprattutto in Lucia, che aveva avuto modo di apprezzarne l’enorme sensibilità e bontà nascosteabilmente sotto un’apparente corazza. Avrebbe voluto vederla per darle il suo ultimo saluto, ma la figlia l’aveva portata in un paese distante. Forse era meglio così, si disse Lucia. Preferiva ricordarla quando era in vita, quando le sorrideva e i suoi occhi luccicavano di amore e rimpianto. Un anno dopo quel triste evento, la primavera era tornata in tutto il suo splendore, diffondendo nell’aria i suoi profumi e risvegliando i ricordi. Un giorno a Lucia,passando vicino al giardino della signora Sarti, sembrò di scorgere una figura diafana, che le sorrideva e le indicava un bellissimo narciso giallo. Sicuramente, quella visione era frutto della sua immaginazione, ma le arrivarono distintamente alcune parole,trasportate dal vento primaverile: <<Eccomi, sono ancora qui, più forte della morte è l’amore>>
Era trascorso un anno ,da quel triste evento, la figlia della signora Maria ritornò in quel caseggiato, dove aveva trascorso la sua infanzia. Lucia si affrettò a salutarla e si scambiarono tanti ricordi : soprattutto quando, dopo strazianti implorazioni e dopo aver fatto i compiti, finalmente la mamma le aveva permesso di scendere nel cortile a giocare. Che conquista era stata per lei! Con grande commozione, le fece leggere una poesia che aveva trovato tra le pagine del libro preferito da sua madre <<Non piangere per me, ma ricordami. Finché il ricordo di me sarà vivo nel tuo cuore, vivrò ancora tra voi.E nel ricordo di me parlami, parlami ancora! Non lasciarmi sola>>
Eufemia Mollica