Con l’enumerazione degli ultimi beni e redditi di cui la Chiesa di S. Nicola beneficiava, l’inventario del 1709 esaurisce la sua funzione che è stata quella di farci conoscere le chiese degli inizi Settecento e l’assetto interno ed esterno della Chiesa arcipretale di Ceppaloni , ma non potevo chiudere questo viaggio nel tempo senza cercare delle notizie attorno alle chiese del Casale di S. Giovanni e di Chianche. E, cerca cerca, mi sono imbattuto in degli atti, presso la biblioteca capitolare di Benevento che riporterò la prossima volta perché ancora da organizzare e intendere meglio .Continuando, invece, nell’elencazione dei redditi e dei beni della la Chiesa di S. Nicola presenti nell’ inventario del 1709, ci si imbatte nei:
Redditi di grano che sono pagati dalla chiesa del SS. Rosario di Chianche perché possiede un terreno nella località”Cesitera “ e paga tre grana. Inoltre c’è Sabatino Maruotto del Casale di S. Leucio di Benevento che paga, nel giorno di S. Giacomo apostolo, il 25 Luglio, quindici misure di grano, che valutate a otto carlini al tomolo, valgono cinque carlini. Poi vi sono i
Redditi stabili che furono descritti nell’inventario del 1643 e che sono incorporati nel Demanio della Chiesa di S. Nicola. Tarquinio Sellitti, nel luogo detto “Lo Lago” possiede sette tomoli di terra per l’annuo reddito di tomoli due e mezzo di grano. Poi una casa con cortiglio dentro detta terra dove si dice” Casale Nuovo” incontro la casa delli Rotundi intestata a Iacono Antonio per grana venticinque. Altri terreni sono a Guidi, Santa Maria in Piano, Basciarani Palo seu La corte del Casale di S. Giovanni, Febo, L’oliveto di S. Bartolomeo, La Quatrella, Sciocche, S. Marco, Catalani.
DELLA DECIMA PREDIALE E PERSONALE: la decima rappresentava la decima parte del raccolto o del reddito che veniva pagata come tributo al signore feudale o alla Chiesa. Prediale era quella che gravava su di un fondo e veniva pagata nel Comune dove il fondo si trovava, mentre quella personale si pagava alla parrocchia di residenza : La decima s’esigge per la Chiesa Arcipretale di Santo Nicola di detta terra di Ceppaloni. Dà quei che producono beni un tomolo da consegnarsi nel mese di Luglio 2) dà quelli che non fanno bono(beni) o sia persona civile ò Bracciale un Quanto di grano da consegniarlo nelle … 3)dà quelli che non seminano esigge detta chiesa carlini due.
La medesima Chiesa e suo… Arciprete esigge dai forestieri il 5% così del grano come di ogni sorte di vittovaglia cioè dà quei che seminano nel distretto di Ceppaloni mediante decreto della real camera di Roma spedito à 28 Maggio 1695 undici persone del casale di Santo Leucio- E’ importante quanto ritrovato nell’inventario perché conferma che molti abitanti del Comune di S. Leucio lavoravano dei terreni nel nostro comune e, questa tendenza, nel tempo acquistò sempre maggiore consistenza come risulta da un documento del 1860 dove il Sindaco di Ceppaloni, Giuseppe Parenti, inviò un elenco di 61 famiglie per circa 500 anime che pagano il dazio di consumo e sessantadue famiglie pagano il contributo fondiario.
Inoltre, esigge per causa di detta decima annua tomoli trè di grano dal Tavernaro della taverna di Rotola in conformità dell’antica … esigge dal Tavernaro della Taverna di Trè santi, annue tomoli quattro di grano.
Tiene il Ius( il diritto) d’esiggere la decima come dai forastieri cioè dà cittadini dieci manipoli(Il manipolo, anticamente, era la misura riferita al pugno di grano) per ogni cento e dà forestieri seminanti in questa terra la mezza decima, cioè cinque manipoli. Che unita l’esazione della suddetta decima del grano può fruttare un ‘anno tomolo 107 che valutate a carlini otto il tomolo summano docati ottantacinque e tari trè.
La decima delli legumi può fruttare un’anno per l’altro tomola sei, valutato a carlini quattro il tomolo sono carlini venti e cavalli otto.
Sepolture
Tra i redditi provenienti da concessioni da sepolture fatte alle famiglie dentro la chiesa di santo Nicola, troviamo: la famiglia di Iacopo Paradiso che paga grana tredici e cavalli quattro. la famiglia Mutto paga grana dieci. La famiglia Sellitti paga grana quindici per la sepoltura nella chiesa di Domenico Sellitti. La Ducal casa paga grana cinque per la sepoltura d’essi Sellitti. Poi vi sono i :”
Pii Legati che rappresentano forme di lascito alla Chiesa che hanno uno scopo pio, religioso: … Carlo Sellitti legò alla suddetta chiesa cento ducati per notaio Giovanni Giordano d’Altavilla nel 1639 … con condizione che delli affitti se ne dovessero celebrare messe quante ne capiranno, e sono 33. Poi vi è una casa al luogo Castellone seu Cortiglio, di cui abbiamo già parlato precedentemente, ed ancora un terreno nel luogo chiamato Costa di Santo Nicola che confina da ponente con i beni di Eleonora di Ruggiero, a ponente con li beni della Ducal Corte, dà mezzogiorno la via pubblica, dà tramontana con i beni di Antonio D’itrio, Ferrante Russo e Pietro Grasso e ne percepisce essa Chiesa docati quattro d Ferrante Russo. Riceve ancora ducati quattro da Nicola Sellitti per un terreno con quattro piedi di olive, sei piedi di cerque, un sorbo e un piede di pino alla località “Varrichielli”. Camilla Sant’arcangelo di Chianche legò al beneficio di detta chiesa col peso di due messe piane all’anno ad libitum, un terreno nel luogo detto le Chianche con un piede di noce, di capacità di misure sedici e passi 9 e tre quarti confinante a levante e tramontana con i beni di Angelo Catalano, dà ponente beni di Mario Ciullo e dà mezzogiorno coi beni di Tomaso Nicola e via viche, la chiesa ne percepisce d’affitto grano tomoli uno e mezzo dà Nicola Pipiciello, valutato a carlini otto il tomolo sono carlini dodici. La signora Beatrice Fontana Rosa donò quarantotto ducati alla sua chiesa … per mano di notaro Cutillo il 25 Novembre del 1639 … nonché se ne dovessero celebrare messe ogni anno, ad ogni modo un anno per l’altro se ne possono percepire dal Banco di san Giacomo e Vittoria ducati vent’otto. Il cardinale Orsini ha determinato annue messe piane(sono le messe basse o semplici) 142. Fa ancora celebrare, nel mese di Marzo una messa per l’anniversario della morte di Livia Venaglia mentre per Livia Sellitti e i suoi parenti vengono celebrati gli anniversari con due messe cantate( già nel l’inventario del 1646 troviamo citati Livia Venaglia per la quale bisogna dire una messa per l’anniversario ed un’altra nel mese di Marzo, mentre per Livia Sellitti una per l’anniversario e un’altra per le anime dei suoi parenti di casa Sellitti). Troviamo ancora Garofalo Sepalone, Don Placido Rubbo, con l’obbligo di tante messe piane e una cantata e Tommaso Mignone a cui toccano, per cinque ducati, 20 messe piane ed una cantata. Il riepilogo complessivo è, comunque, di 218 messe piane e 4 cantate per un totale di ducati 83.20. Tommaso Mignone di Leone del casale delli Mignoni confessa per compera fatta da giovanni antonio,angelo e bellonia catalano per notaro Stefanelli di Apollosa à 19 novembre 1700 un pezzo di terra con piede di castagno e arbori vitati sito nella parte di detto casale nel luogo detto mignoni di capacità circa quattro misure. Antonio Mignone figlio di Francesco del casale “delli mignuni” un pezzo di terra di misure cinque … Francesco Izzillo figlio del fu Pietro un pezzo di terra nel luogo detto” pestilli seu fari”. Chiaramente, l’inventario non poteva terminare che riportando i pesi(le spese) necessari sostenuti dalla chiesa e tra questi troviamo:
la cera per tutto l’anno ducati 11 – piane( sopravveste sacra per la celebrazione della messa) ducati 4, 60- per il sagrestano ducati 24 - per conduttura di grano in bn(Benevento) 0.60 Per lo cattedratico alla mensa arcipretale di Benevento unito alla chiesa oratoria di S. Maria in Piano annessa a detta chiesa carlini 12
Alla fine, viene riportato il riepilogo totale, chiamato Collettiva, da cui veniamo a sapere che, complessivamente: d’ entrate proprie 230: 38 - legati pii con peso 83:20 - uniti insieme 313, 58. 11
Pesi 49,65 RESTANO NETTI Ducati 263, Carlini 93, grana11
Riporto le monete circolanti tra il Settecento e l’Ottocento nel Regno di Napoli e nel Regno delle due Sicilie”: Ducato, Carlino, Grano, Tornese ,Cavallo: un ducato equivaleva a 10 carlini – Un carlino a 10 grana – Un grano a due tornesi- Un tornese a sei cavalli. Volendoli rapportare al cambio attuale, tenendo presente che con l’unità d’Italia il valore fu quello imposto dal nuovo regno: un ducato= lire 4.25, il ducato equivarrebbe ad euro 16.03( lire 31028.90), il Carlino a euro 1.60(lire 3102.89), il Grana a euro 0.16(lire310.29), il tornese a euro 0.08(lire155.14), il Cavallo a euro 0.1(lire 25.86). Bisogna dire che la rendita della chiesa di S. Nicola non era affatto peregrina, se si tiene presente che tra il XVIII e IL XIX secolo la giornata di un contadino variava da 15 a 20 grana, quella di un operaio da 20 a 40 grana, di un operaio specializzato 55 grana, mentre quella di un maestro d’opera 80 grana e , per tutti, un soprassoldo tra 10 e 15 grana per il vitto. Dall’altra un impiegato percepiva 15 ducati, Di contro, un rotolo di pane(890 grammi) costava 6 grana, 8 grana i maccheroni, 16 grana la carne bovina e tre grana un litro di vino. Studiosi ed esperti dicono che il costo della vita era basso, ma va da se che la stragrande maggioranza dei sudditi che era formata da contadini, la carne bovina non poteva mangiarla nemmeno , come si suole dire, nei” giorni comandati”.
Qui sotto è possibile visionare le ultime “planimetrie” relative ad alcuni luoghi citati in queste pagine e nelle altre precedenti
Beniamino Iasiello