Quindici anni dopo la morte di de André: cosa è rimasto di lui? Le sue canzoni, le sue poesie, la coerenza di una vita spesa fino all’ultimo per i diseredati del mondo e la capacità delle sue canzoni, ancora oggi, di raggiungere le corde più intime perché è riuscito ad entrare nell’immaginario di ognuno di noi. Ma anche l’intellettuale che mette a nudo le contraddizioni di un potere multiforme e camaleontico che tende solo e soltanto al domino dell’altro. Faber “viveva nel futuro” per narrare, nel suo presente, con toni, quasi sempre, favolistici tematiche forti che ancora oggi scuotono la società, come in “ Tutti morimmo a stento (1968)”: droga( Ho licenziato Dio – gettato via un amore – per costruirmi il vuoto – nell’anima e nel cuore) traviate (“e avevamo gli occhi troppo belli”, uno splendido verso che racchiude tutto l’amore e la pietas deandreiana per il mondo dei vinti) pedofilia( un babbo natale che parlava d’amore), banchieri “con i ventri obesi e le mai sudate – coi cuori a forma di salvadanaio”, pena di morte, la follia dell’uomo: (la guerra è dappertutto marcondiro’ndrea – la terra è tutto un lutto marcondirò’ndrà).
Aveva la capacità di “leggere il libro del tempo – con colori cangianti e nessuna scrittura, e di andare sempre “in direzione ostinata e contraria” che è l’unico modo di smascherare le effettive intenzioni di un potere invisibile, ma sempre vigile: non fidatevi, egli affermava, delle verità che i mass media, attraverso i loro sacerdoti, sono pronti, con voce suadente e argomentazioni convincenti, a sbattere in prima pagina, perché la verità abita altrove. Questa concezione deandreiana ricorda la “teoria critica della società”, formulata dalla “Scuola di Francoforte” con Adorno, Horkheimer, che tende a scoprire tutte le ipocrisie e le contraddizioni di una società che attraverso l’industria culturale tende ad integrare l’individuo nella società esistente.
L’album concept: “Storia di un impiegato” del 1973 è forse l’album dove meglio si legge il pensiero politico di De Andrè e l’evoluzione che si manifesta nel passaggio da una concezione anarchica - individualista ad una socialista. L’individualismo del “Bombarolo” farà emergere tutti i limiti di chi crede, con la sua bomba artigianale, di uccidere il Potere, mentre farà strage di gente comune, diventando così strumento dello stesso potere che nel “Sogno n. 2” recita : per quello che hai fatto- per come lo hai rinnovato- il potere ti è grato - un giorno, un giudice come me – giudicò chi gli aveva dettato la legge- prima cambiarono il giudice e poi la legge- Oggi un giudice come me- lo chiede al potere se vuole essere giudicato- Tu sei il potere- Vuoi essere giudicato? Vuoi essere assolto o condannato”? Il Potere come la “Voluntas” di A. Schopenauer, che ha come unico obiettivo solo e soltanto quello di perpetuarsi “a difesa della propria celebrazione”.
Che Fabrizio De Andrè appartenga a tutti, come più volte ha affermato Dori Ghezzi, moglie del cantautore per 24 anni, è testimoniato anche dal bel libro, pubblicato qualche settimana fa,postumo, che Don Andrea Gallo, prete di strada e anarchico, come si definisce, oltre che fondatore a Genova della “ Comunità di S. Benedetto al Porto” ha scritto: “ Sopra ogni cosa – il vangelo laico secondo Fabrizio De Andrè – nel testamento di un profeta” illustrato da alcune splendide vignette di Vauro. “ I miei vangeli sono cinque: Matteo, Marco, Luca, Giovanni e … Fabrizio. Oltre ai quattro testi “canonici”, ho sempre un quinto vangelo, quello secondo De Andrè”. Un grande riconoscimento, non soltanto all’album “ La Buona Novella”, ma all’intera produzione di un cantante-poeta le cui canzoni- poesie non moriranno mai perché, come ha detto splendidamente Roberto Vecchioni, “ non hanno mai parlato del presente, ma di un tempo sospeso, infinito” nel quale, però, è sempre presente l’ansia di giustizia sociale e di libertà che in “ Anime salve”, l’ultimo album prima della morte prematura, gli fa dire in “ Smisurata Preghiera : “Ricorda Signore questi servi disobbedienti – alle leggi del branco – non dimenticare il loro volto – che dopo tanto sbandare – è appena giusto che la fortuna li aiuti”. Sino alla fine , schierato con le minoranze del mondo siano esse “rom”, zingari, diversi, come “Princesa”, puttane come “ Bocca di Rosa” schiavizzate e costrette a vendere il loro corpo solo perché avevano coltivato un sogno: sfuggire dalla miseria del loro paese per costruirsi una vita normale fatta di lavoro onesto, di famiglia e di amore. Fabrizio De Andrè giustifica( Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo – se non sono gigli, son pur sempre figli – vittime di questo mondo), non giustizia i dannati del mondo, che cercano pane, amore , pietà, perché sa che il Dio di misericordia “il tuo bel paradiso – lo hai fatto soprattutto – per chi non ha sorriso”(Preghiera in Gennaio, 1967). Papa Francesco, oggi, circa cinquanta anni dopo, dice: chi sono io per giudicare … Gesù fa festa con i peccatori e offre ai peccatori la grazia: io non sono venuto, infatti, a chiamare i giusti, ma i peccatori (Matteo,9.9.13). Chi si crede giusto, continua il papa, che si cucini nel suo brodo. Lui è venuto per noi peccatori, questo è bello.
Beniamino Iasiello