Il 19 Gennaio del 1969 moriva Jan Palach. Un giovane ceco, aveva circa 20 anni, che, tre giorni prima, si era dato fuoco, in Piazza S. Venceslao a Praga, per protestare contro l’invasione, da parte delle truppe sovietiche, che misero fine alla “Primavera di Praga”. Nella notte tra il 20 e il 21 Agosto l’U.R.S.S., insieme con i soldati e i carri armati … son come falchi quei carri appostati … dei paesi facenti parte del “Patto di Varsavia”, occupò l’intera città: ricordo ancora le immagini giornalistiche e televisive dei giovani cechi vicino ai carri armati che cercavano di parlare con i soldati occupanti per fare capire l’abnormità dei fatti accaduti.
La Cecoslovacchia insieme con gli altri paesi dell’Est Europeo, rientrava nella sfera dall’Unione Sovietica, in base alla divisione operata da Roosvelt, Churchill e Stalin, nella Conferenza di Yalta del mese di Febbraio del 1945,prima che la seconda guerra mondiale giungesse al suo epilogo. Agli inizi del 1968, il Segretario Generaledel Partito Comunista, Alexander Dubcek appoggiato, in un primo momento, dallo stesso segretario generale del PCUS, Leonid Brezhnev, portò avanti una serie di riforme che rappresentavano il tentativo di trasformare lentamente il sistema introducendo alcuni elementi di liberalizzazione e democrazia con un parziale decentramento dell’economia.
Davvero i cittadini credettero che fosse possibile ottenere nuovi diritti: poter esprimere (quasi)liberamente le proprie idee, attenuazione della censura sulla stampa e, quindi, maggiore libertà di espressione. La speranza di un “Socialismo dal Volto Umano” durò solo 8 mesi( Gennaio 1968 – Agosto 1968) per trasformarsi nella “Barbarie dal Volto Umano(1977)” nella critica alle idee socialiste e comuniste diun giovane filosofo francese, Bernard HenrI Levy, della schiera dei “nouveax philosophes”.
Il P.C.I. espresse il proprio dissenso intriso di contraddizioni,incertezze, ambiguità in quanto se da una parte manifestava il proprio disaccordo rispetto all’invasione, dall’altra il suo segretario, Luigi Longo, affermava che la collocazione del partito era chiara ed irrinunciabile: sarebbe stato sempre a fianco dei partiti e dei paesi che avevano realizzato il socialismo e volevano salvaguardarlo; sempre sarebbe stato con quei paesi e quei popoli che combattevano l’imperialismo(americano). Il dissenso, anche se molto silenzioso, rappresentava, a mio avviso, un passo avanti rispetto al silenzio assordante del 1956 quando l’U.R.S.S. invase l’Ungheria. Era ancora lungo il cammino che doveva portare il P.C.I alla svolta della “Bolognina”.
La “Primavera”fu una speranza nel cielo di Praga alimentata dal sacrificio, contro la restaurazione operata dai carri armati sovietici, di un giovane di 21 anni, studente di Filosofia, che aveva creduto fortemente nella possibilità di un cambiamento della realtà ceca e che,sul modello dei monaci buddisti del Vietnam,si diede fuoco per testimoniare la sua fede nella forza della libertà come premessa fondamentale di sviluppo per ogni società.
Sembra che non sia rimasto più niente, oggi, di quel tempo; ma anchein quel lontano 1969 “i nostri rivoluzionari”, la “meglio gioventù” pianse poche lacrime per il sacrificio di Ian Palach … gridava contro la guerra nel Viertnam , ha scritto P.L. Battista … ma non fu minimamente scossa dalla vista dei carri armati del socialismo reale… la meglio gioventù diede il peggio di sé, fu cinica, indifferente, ottusa, e ciò che è più grave, non si è mai vergognata per non aver saputo onorare il gesto di un coetaneo schiacciato da un’oppressione enorme.
Chissà, in Italia la Primavera di Praga e il sacrificio di Jan Palach sarà ricordata, forse da quelli della mia generazione, soltanto per una struggente canzone di Francesco Guccini dal titolo: La Primavera di Praga …
dimmi chi sono quegli uomini lenti
coi pugni stretti e l’odio fra i denti
dimmi chi sono quegli uomini stanchi
di chinare la testa – e tirare avanti
dimmi chi era che il corpo portava
la città intera l’accompagnava
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga.
Furono in 600.0000 ad accompagnare Jan Palach nel suo ultimo viaggio ad appena 21 anni … nel cielo di Praga dove
Jan Ius di nuovo bruciava
all’orizzonte del cielo di Praga
Beniamino Iasiello