Uno spettro si aggira e non solo per l’Europa: il Coronavirus. La nuova peste del XXI secolo che, in modo subdolo e violento, ha fatto già molte vittime e sta mettendo in ginocchio il sistema sanitario nazionale e l’economia globale. Un virus che incute paura e che sta spezzando quei pochi sogni che ancora eravamo capaci di coltivare dopo la crisi del 2007 - 2011. Stiamo vivendo scenari inimmaginabili che pensavamo potessero esistere solo in quei film apocalittici americani, sembra di vivere un incubo, di essere in tempi di guerra dove si combatte contro un nemico invisibile che può aggredirti senza che tu te ne accorga.
Vedere le città vuote, centri storici deserti, i militari che presiedono punti nevralgici del territorio, i giovani scomparsi dai luoghi della movida, causa paura ed angoscia che hanno spinto e spingono a comportamenti irrazionali, ad agire emotivamente perché la percezione che si ha della realtà è sovraccarica di ataviche paure che, all’improvviso, riemergono facendoci cogliere il senso di precarietà e di finitudine che è la cifra propria dell’uomo.
La tecnica ci aveva illuso che potevamo tendere all’ immortalità, il coronavirus ci ha riportato con i piedi per terra ponendoci di fronte a quello che, secondo alcuni, è lo scandalo della morte che la nostra società aveva completamente rimosso, ritenendo, in tal modo, di averla abolita.
Ma non è la prima volta che l’umanità si trova a combattere contro gli effetti devastanti di un morbo che, dall’antichità, più volte è stata protagonista di morte e distruzione che … azzera i nostri destini e riscrive la nostra storia. Nel leggere alcune testimonianze del passato, colpisce la narrazione della peste di Atene, scoppiata durante la guerra del Peloponneso tra Sparta ed Atene (431 – 404 a. c.). Tucidide, uno dei più grandi storici dell’età classica, contagiato e scampato alla morte, ne fa una descrizione orrenda … i medici non riuscivano a fronteggiare questo morbo ignoto, ma anzi morivano più degli altri, in quanto più degli altri si avvicinavano ai malati, né alcuna tecnica umana veniva loro in soccorso …Il morbo colpiva con una violenza più forte di quanto la natura umana potesse sopportare … gli uccelli e i quadrupedi che si cibano di cadaveri, sebbene molti morti fossero rimasti insepolti, o non si avvicinavano o se si cibavano di questi resti, morivano ….e non è il caso di riportare altre descrizioni perché davvero raccapriccianti.
Nella metà del XX secolo, un altro grande scrittore, Albert Camus, narra, nel suo romanzo capolavoro intitolato “La Peste”, come vive Orano, città algerina, il diffondersi del contagio … sul dispaccio era scritto: Dichiarate lo stato di peste. Chiudete la città. Da questo momento la peste ci riguardò tutti … tutti si accorsero di essere sulla stessa barca e di doversene fare una ragione … perché … non c’erano più destini individuali, ma una storia comune costituita dalla peste e sentimenti condivisi da tutti.
E ciò che sta capitando oggi con il Coronavirus che si sconfigge solo sostituendo all’IO il NOI. Una battaglia dura e difficile perché non si tratta più di singole città, Atene oppure Orano, in quanto, al tempo della globalizzazione … un battito d’ali di farfalla in Brasile può provocare un uragano nel Texas… così come, purtroppo, si sta verificando. Tutto il mondo sta facendo i conti con un virus che avanza sempre di più, che ha costretto l’Italia in una unica zona rossa dalla quale si può uscire soltanto osservando, da parte di tutti, le norme cogenti, da stato di guerra, varate dal Governo e che rappresentano, al momento, l’unico modo per contenere il contagio e la morte, soprattutto, dei più anziani. Facendo parte di quest’ultima categoria … IO RESTO A CASAe certamente ci resteranno tutti, perché il Covid 19 è un’emergenza nazionale che va combattuta con mezzi eccezionali.
Noi facciamo la nostra parte convinti che la consapevolezza, la responsabilità e la disciplina di cui siamo capaci nell’avversa sorte, ci porteranno domani ad essere ancora capaci di sorridere tutti insieme.
Beniamino Iasiello