Grazie, Monica

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benjamin“Ad un certo punto della mia vita, a mia insaputa, devo aver deciso di dimenticare. Non dimenticare i dolori o gli errori, ma dimenticare fatti, persone, forse solo confondere tutto”.

Così inizia l’autobiografia di Maria Luisa Ceciarelli, in arte Monica Vitti, scritta nel 1993 e intitolata ”Sette Sottane” perché, avendo sempre molto freddo, si imbacuccava con molti indumenti: sette sottane, appunto 

Sono gli anni in cui inizia a diradare le sue uscite pubbliche perché affetta da una malattia degenerativa: l’Alzheimer. Un morbo di cui si ha paura ancora prima che si manifesti: fa regredire allo stato infantile, permette di ricordare il passato e dimenticare il presente, avvolge la persona in un mondo dove non c’è spazio per gli altri, ma nemmeno per sé stesso, per la vita che ha vissuto. L’ammalato diventa dipendente, per tutto, da chi gli sta vicino, perché , oggi, purtroppo, il trattamento di queste persone è un problema, soprattutto, delle famiglie. Monica Vitti è vissuta nella sua casa accudita da una badante e dal marito che “ è riuscito a darle un calore che non ha prezzo, amandola nel linguaggio del silenzio”. 

 

Ero adolescente quando Monica Vitti s’imponeva nel mondo del cinema con film come  La notte , L’avventura, Deserto rossoL’eclisse: la tetralogia dell’incomunicabilità di Michelangelo Antonioni, di cui fu musa e compagna nella vita. Storie di donne depresse, tormentate, tentatrici, misteriose; il mio ricordo è legato al film L’eclisse, la cui colonna sonora era cantata da Mina: una bellissima canzone che la cantante cremonese interpretava superbamente.

Fu grande anche quando cambiò registro, La Ragazza con la pistola, misurandosi con la grande commedia, dominata, in quel tempo, dalle figure maschili, diventando una grande protagonista insieme con i “mostri sacri” come Tognazzi, Gassman, Alberto Sordi, con cui ha girato film indimenticabili (uno per tutti: Polvere di Stelle). Tante le testimonianze di affetto, di stima da parte del mondo dello spettacolo e di gente comune, come me ( fossi stato a Roma, certamente sarei andato al Campidoglio per renderle l’estremo saluto) che “correva” sempre a vedere i suoi film, appena venivano proiettati nelle sale cinematografiche di Benevento. Non ne ho perso uno!

Che dire? Se non esprimere la tristezza per la morte di una grande protagonista del mondo dello spettacolo che ha tenuto compagnia ad intere generazioni con la sua verve, con la sua bellezza, con la sua voce inconfondibile, con la sua grande massa di capelli biondi e, soprattutto, con una grande professionalità che l’hanno resa un’ icona del cinema mondiale.

Una grande attrice che, nonostante lontana dalle scene e dalla vita di tutti i giorni per oltre un ventennio è rimasta sempre presente nel cuore di tutti.

 

Beniamino Iasiello

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