Le Chiese del Comune di Ceppaloni 3^
Nell’inventario del 1709 dei beni della Chiesa di S. Nicola, oltre quei terreni affittati per l’anno corrente e che abbiamo già visto precedentemente, troviamo l’elenco dei terreni affittati a 29 anni e, ancora, i redditi, seu cenzi enfiteuci, perpetui, stabili, rinnovati e rogati nel 1643 dal notaio Michele Roso di Terranova e, nel 1693, da Giosuè Mastro cinque. Vi sono, poi, i redditi provenienti dal grano, dalle sepolture , dalle decime, dai “Pii Legati”. Gli abitanti della frazione Chianche, come risulta dall’elenco, sono quelli che hanno migliori possibilità di affittare le terre, perché, certamente avevano maggiori risorse e disponibilità. Non sono molti quelli di S. Giovanni, pochi di Ceppaloni e quasi nessuno di S. Croce e Barba. A Ceppaloni, tranne alcune famiglie, che erano proprietarie(Selliti, Iannotti …) le risorse economiche erano poche e le terre erano frammentate in tanti piccoli pezzi che permettevano di ricavare il necessario per vivere, ma niente di più.
Le terre affittate a 29 anni sono le seguenti: Paradisi: dove Silvestro Russo paga 10 carlini, nel giorno di San Giacomo ,per un terreno lavorato, con arbori vitati e, carlini cinque, per un altro pezzo di terra lavorato che confina da levante con la via pubblica, da ponente con i beni di Tommaso Principe e da mezzogiorno con Pascale Porcaro. In località: Sciocche seu anedola, Giuseppe Rotundi, figlio di Orazio Rotundi paga tomoli due e mezzo di grano nel giorno di San Giacomo apostolo , invece a Sciocche seu Pantano paga altri due tomoli e mezzo di grano che, essendo ogni tomolo equivalente a carlini otto, fanno 20 carlini, inoltre è specificato che le misure dei terreni sono state prese dall’agrimensore Cocca. Filippo Troisi, in località Vini o Selva paga annualmente Carlini 10. Filippo e Paolo Catalano, in località Febo, pagano ogni anno,cinque tomoli di grano il 25 luglio, mentre altre cinque sono versate alla chiesa dell’Annunziata, questo terreno, di ventidue tomoli confina da levante col vallone, beni di Giuseppe Parente e della Ducal corte, da Ponente con i beni di Tomaso Mignione, da mezzogiorno lo stesso vallone e da tramontana via pubblica, beni di Don Parente di santillo Conte e della Ducal corte. Nel luogo detto: La Corte della Masseria, di capacità tomolo uno e misure 10, Francesco Mignone e Francesco Tadeo pagano tomoli sei e mezzo di grano nel giorno di S. Giacomo. Bartolomeo Maio paga carlini venticinque per il luogo detto Fontana delli Piccidilli. Giuseppe e Carlo Catalano della località Ortali seu Catalani pagano annualmente” quanti” sei di grano anzi tre di Cesa lavorata cioè il grano à 25 Agl.(?) Pompeo Izzillo confessa essere debitore alla chiesa arcipretale di grana venti annue, pagabili nel mese di Ottobre per un territorio arborato nel luogo detto S. Andrea di capacità di un tomolo confinante con la via pubblica, e con beni di Mattia Pepiciello da due parti. Poi, abbiamo i redditi, seu cenzi enfiteuci,rogati nel 1643 e nel 1696, (L’Enfiteusi era il diritto reale su un immobili rustico, o anche fondo di terreno, del quale si aveva, in perpetuo o per un certo periodo , il pieno godimento con l’obbligo di migliorarlo e di corrispondere ogni anno una prestazione in danaro o natura al proprietario)dal notaio Michele Rosso di Terranova nel 1643 e Giosuè Mastro Cinque nel 1696. I suddetti redditi provenivano alla Chiesa di S. Nicola per la quasi totalità da gente della Frazione di Chianche: Tomaso Izzillo possiede un orto nel luogo detto Lo Rione della capacità di un quarto .. e vi si trova un piede di noce. Nel luogo detto S. Giorgio seu Scafa, Francesco Mauriello possiede un pezzo di terra di un tomolo e mezzo, mentre un altro terreno di un tomolo lo ha in località Mazza Piecori. Pompeo Izzillo confessa di possedere un pezzo di terra seminatorio, con arbori fruttiferi e vitati nel luogo detto S. Giovanni ,della capacità di “Quanti” tre e misura uno, confinante con i beni di Don Lonardo e di Tullio sant’ Arcangelo, mentre un altro terreno lo possiede nel luogo detto Aira Vecchia seu Pitania. Silvestro Mele abitante del Casale delli Catalani confessa possedere un pezzo di terra nel luogo l’ortata. Michelangelo Manno abitante nel Casale delli Pepicielli possiede in località Li Cerruti un tomolo e mezzo di terra. Invece nel luogo Pappasini,Tomaso Mignione, abitante nel Casale di S. Giovanni possiede un pezzo di terra con quattro piedi di castagna. Palmiro Pepiciello e Mattia fratelli abitanti al Casale delli Pepicielli confessano possedere un pezzo di terra seminata con piedi di cerque nel luogo detto li Cataudi. Domenico D’Itria confessa di possedere un orticillo di un quartarolo sito nel luogo detto Male Consiglio seu Lo Rione. Giuseppe Bellarosa un terreno detto Valle scuro seu Miccchi confinante con via pubblica che vi è febbo, sui Martin da pede il vallone che scende da febbo da un lato il vallone e dall’altro con i beni di Bartolomeo Pipiciello e della ducal corte .Paolo Catalano, abitante al Casale delli Catalani possiede insieme col fratello nel luogo detto La Cerzete confinante con i beni di Antonio Russo e via pubblica ed altri confini paga ogni anno alla chiesa grana tre e cavalli sei. Angelo e Giuseppe Catalano figli di Francesco del Casale di S. Leucio confessano di possedere un terreno con piedi di castagne nella terra di Ceppaloni nel luogo detto Lo Tommone. Mattia e Francesco Tadeo fratelli del casale delli Catalani confessano di possedere terreno con piedi di fico celzo bianco sito nel suddetto casale di capacità di tre misure confinante colli beni Antonio Catalano via Viche da due lati e pagano ogni anno alla chiesa di S. Nicola grani tre e mezza nel dì di S. Nicola. Hippolita Barone,vedova di Tomaso Russo, possiede un altro terreno nel Casale nominato Le Custriellle confinante con i beni di S. Maria dei Martiri, via pubblica e beni di Nicola Cutillo e paga grana 12 e cavalli sei. Ancora possiede un terreno seu orto nel Casale delli Russi(S. Croce). Nicola Varricchio figlio di Leone della terra di Ceppaloni, abitante nel Casale delle Chianche, confessa tenere e possedere un terreno che fu di Vincenzo Iannace, sito nel luogo detto Li Cataudo seu Balestrieri. Donisi Francesco confessa di possedere un pezzo di terra seminato sito nel luogo Mazza Piecori che fu di Giovanni Angelo Donisi. Domenico Mernone abitante nel Casale di S. Giovanni confessa possedere con Nicola suo fratello un pezzo di terra nel luogo La Pezza con alberi vitati e fruttiferi di capacità di un tomolo confinante colla cappella di san Giovanni. Gennaro Parente abitante nel casale delli Canovi possiede un pezzo di terra nel luogo La Pezza. Nicola Cataudo,abitante nel casale delle Chianche, tanto per sé quanto per suo fratello confessa tenere e possedere un pezzo di terra sito nel luogo La Pezza. Antonio Silvestro e Mattia Iasiello abitanti nel Casale di S. Giovanni confessano possedere un pezzo di terra nel luogo li Sabatini. Nicola Furno alias Pizzi Russo confessa possedere un pezzo di terra nel casale detto pizzi russi. Nicola Russo di Vincenzo possiede un pezzo di terra a Li Carusi seu Fontana. Giovanni Catalano per sé e i suoi fratelli abitanti nel Casale delle Chianche nel luogo detto Li Fimiani seu Catalani. Nicola Cataudo e i fratelli Catalano confessano di avere in comune e indiviso un terreno sito nel luogo detto Li Laurienzi di tomoli dieci, confinante tre parti la via pubblica beni della ducalcorte e beni di Nicola Furno alias Pizzirussi , seu Grotta della Bilotta, vicino l’aria di S. Spirito Russo . Agostino Russo e il fratello Giovanni del Casale di S. Giovanni confessano di tenere e possedere un pezzo di terra nel luogo detto Alfani. Dario Russo terra sita nel luogo detto Lo Caruso seu Selva o La Vigna. La chiesa di S. Giovanni in Pino, posta nella frazione S. Giovanni, ha dei terreni, come affermano gli economi della Chiesa D. Mignone e Michelangelo Parente, che si trovano in località “Li sabatini , Li mali nati, Li Salierni , Mazza Piecori seu Costrella , Località S. Giorgio , La fontana de li Basciarani”. Anche le confraternite del SS. Rosario e de SS Corpo di Gesù Cristo che si trovano dentro la Chiesa di S. Nicola, possiedono, come afferma l’economo Don Francesco Iannotti, dei beni stabili. Così come l’economo della Confraternita di Santa Maria dei Martiri, che si trova nella chiesa della SS. Annunziata, oggi confraternita di S. Antonio di Padova, Palmiero Pepiciello , confessa che la sua confraternita possiede dei beni stabili sia nel luogo detto Lo Pennniriello seu Pratillo ,sia a La Corticella seu Sparapane nel Casale di S. Croce. Del Casale di Barba figura soltanto un certo Michele Sabatino, abitante del Casale di Barba, confessa di possedere un pezzo di terra con piedi di mele e castagne nel luogo detto la Vigna. Salvatore Maio , nel luogo detto La Pedocchiara paga grana otto il 15 agosto alla chiesa di S. Maria in Piano. Un altro terreno lo possiede nel luogo chiamato “Li figlioli” Sebastiano Cennerazzo, marito di Cristina Iannace, abitante nel Casale delle Chianche, possiede, perché portato in dote della moglie, un terreno che si trova nel Casale detto “Li Catalani” di circa un tomolo e mezzo e paga ogni anno alla Chiesa di S. Nicola il giorno sei Dicembre: grana sei e cavalli otto .Vittoria Mernone, vedova del fu Bartolomeo Martini, abitante alle Chianche, e proprio “alli ricci”, nel luogo detto “fimiani seu catalani” confinante con Cennerazzo Sebastiano e con i beni del sig. Iannotti e fontana del casale, confessa di possedere un tomolo di terra. Giuseppe e Carlo Catalano del Casale “ delli catalani” confessano di possedere un pezzo di terra con arbori fruttiferi di mezzo tomolo che si trova a “ l’ortale seu catalani”. Anche la chiesa campestre di Santa Maria del Rosario del Casale delle Chianche di Ceppaloni , come confessano Giovanni Testa ed Antonio Mignone economi ,confessano, in nome di detta chiesa, di possedere nel luogo detto la” cesitera” che confina con la suddetta Chiesa, paga: grana ventidue e “quanti” tre di grano ogni anno a beneficio della chiesa di S. Nicola.
Beniamino Iasiello
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