I novanta anni do’ “Pittoreâ€
Novanta anni compiuti da poco. “U pittore, il nome di tutta una vita, per dirla con Francesco Guccini, Carmine Ambrusco, ha attraversato, al di là della prima guerra mondiale, tutti gli avvenimenti che hanno caratterizzato il Secolo Breveâ€come qualche storico ha denominato il XX secolo. Strana storia quella del Pittore che durante la sua gioventù faceva di professione soprattutto il decoratore, oltre che pittare case e dipingere quadri che risentivano dell'influenza di un certo realismo naturalistico riportato in tutto il suo splendore e ricchezza di luce.
Ma ad un certo momento della sua vita, fatta di misture di polveri, colori, colla, iniziò un percorso che lo portò, poco alla volta, a scoprire un mondo sconosciuto laddove i colori si vestivano di parole ispirate da un demone che lo guidava verso lidi insoliti e inesplorati. Il miracolo dell'arte che lo portò a scrutare nelle forme della poesia e della pittura il suo mondo interiore fatto di ombre nere, compatte che non gli permettevano di individuare nessun orizzonte, nessuna speranza, ma soltanto una fitta nube nera che non riusciva a squarciare con l'occhio della mente perché troppo ripiegato su se stesso e sulla esperienza del dolore che sembrava averlo “marchiato†per sempre. Il dolore lo segnò, fermò il flusso normale della vita e lo portò a soffermarsi sulla fragilità dell'esistenza umana che diventò il tema dominante della sua poetica. I colori e le parole diventarono il suo modo di essere nel mondo e di rapportarsi ad esso: colori senza luce, parole scarne, ma dense di significato che erano il prolungamento del suo essere.
Ricordo che, alla fine degli anni sessanta, ero iscritto al terzo anno di “Filosofia†all'Università Federico II di Napoli, quando, per la prima volta, ebbi modo di leggere la sue prime poesie per le quali mi chiese di fare una breve presentazione. Conosco la sua poesia da sempre, e in questo lungo percorso mai è venuto meno alla sua ispirazione che non nasceva dalla frequentazione con i poeti italiani e stranieri, ma semplicemente dall’interno della sua anima che traboccava senza fine; se mi è possibile, direi che in lui si è realizzato un itinerario che lentamente lo ha portato dal vivere della “coscienza ingenua†alla vita dello Spirito che mai riusciva a conciliarsi con se stesso anche se, a volte : “Ho dentro L’anima- una cupa ombra. Ma un palpito rinnova- un’altra Luce … - Son dardi di splendore- che mi arrivano“. Per poi subito :“tutto crolla …- cadono a pezzi- le pareti dell’animaâ€. Egli eleva il dolore, il tormento, la disperazione, a categorie universali che toccano l’uomo nella sua individualità , nel suo vissuto: “A niente vale- così tanto vigore- se dentro l’anima- non alberga il Soleâ€, dall’altra è l’intera umanità che spinta da una “insaziabile brama†non avverte più il limite oltre il quale vi è soltanto miseria morale e dannazione dell’anima. Non voglio prolungarmi oltre perché non è mia intenzione scandagliare l’arte di Carmine Ambrusco in tutte le sue segrete dimore, ma, anche se non vede che†Vallate scure- senza vite- dove- anche i fantasmi- hanno paura-â€, ritengo che la forza propulsiva della sua arte sia data dalla categoria dell’amore che lo spinge a forzare il limite per cogliere†l’ armonia del cielo- spazia il pensiero … - tocca l’Infinito. Nella sua poesia è possibile cogliere non tanto quella eco esistenzialista, (il vivere per la morte come esistenza autentica, direbbe Heidegger),che pure è compagna della sua poesia, quanto la filosofia del primo trentennio dell’Ottocento, soprattutto di S. Kierkegaard , nel suo rivolgersi alla fede intesa nell'â€istante “ e dell'irrazionalismo di A. Schopenauer, quando scrive in
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Inganno |
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Curvo sull’acqua- il vecchio pioppo |
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Guarda sgomento il fondo |
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E ha paura. |
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Paura non di morire |
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Ma di aver vissuto |
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Su un cristallo Che nasconde il nero |
Come non vedere le affinità con il “ velo di Maya “ che deve essere lacerato per cogliere la realtà che altro non è che irrazionalità (il nero, come dice Ambrusco?).’O pittore è un autodidatta che pur senza conoscere i classici , ha saputo rintracciarli e ripercorrerli nella sua interiorità , in un lungo e faticoso cammino , riuscendo ad esprimerli in tutta la loro problematicità . Lo telefonai per fargli gli auguri di lunga vita e mi rispose: la morte sta giocando con me da sempre, mi prende per mano e mi accompagna sull’orlo del precipizio che mi fa scrutare per poi subito ritrarci. Scherzando gli risposi che vorrei che giocasse anche con me allo stesso modo! la morte non vorrebbe lasciare mai la mano di chi la considera come una “soraâ€, ma fatalmente, arriverà il momento in cui, nonostante la dimestichezza e l'amicizia instaurata, pur con dispiacere, essa sarà costretta, tra altri novanta anni , a lasciare la mano amica e, forse, permettergli di trovare una risposta a tutte le domande che in vita non è riuscito a trovare. Anche se , nell’ultima produzione, ho avuto modo di leggere alcune liriche dove sembra essere approdato ad una visione della vita in cui le opposizioni scompaiono in una sintesi superiore ed ultima.
A volte, si apre alla speranza, alla fede che†rincuora, guidaâ€, guarda verso l'alto e il sublime ( l'immensità del cielo) “ squarcia le tenebre del dubbioâ€, ma, in “Ho Sempre amatoâ€, ultima in ordine cronologico, per la prima volta, non ha paura di affermare di aver amato, e per la prima volta introduce un elemento nuovo che sa di poesia civile : l'ingiustizia sociale, tra le tante, che, credo, di poter collegare alle passate esperienze politiche postbelliche, quando anche lui era un comunista e quanto era difficile esserlo in realtà come il nostro paese (solo a titolo di cronaca: nelle elezioni amministrative del 1956, insieme con Sebastiano Galasso, Angelo Belluno, Otello Malegieri e Carlo Mammero,â€, ottennero 20 (venti) voti , rispetto ai 284 della lista del Partito Monarchico e ai 547 della Democrazia Cristiana).
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Ho sempre amato |
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Ho sempre amato … |
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Ho amato tutto del creato. |
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Ho amato la bellezza e la giustizia |
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Ho amato il mio secolo sconvolto |
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Tradito nell'idea e nella pace |
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Tra le ingiustizie, tante, |
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Sta l'indifferenza della gente |
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Che non cerca più la verità . |
Ecco, in questa poesia sembra aver trovato una conciliazione con se stesso attraverso l’amore, e , a mio avviso, può ritenersi concluso quel percorso che partito da una â€coscienza infeliceâ€, per la scissione subita( cioè la perdita della moglie , in giovane età ), ha trovato alla fine la sua quiete interiore, mentre il mondo gli appare sempre più lontano ed estraneo nella sua corsa folle verso una alienazione totale. Riporto alcune delle poesie che si trovano nelle due raccolte: “Colori d'Autunno†e “Il Tempio dell'Animaâ€.
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Ruderi: |
Smarrimento |
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Come i ruderi |
I pensieri |
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Cosa posso sperare? |
Cadono stanchi |
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Altre bufere |
Come aride foglie |
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l'ultimo crollo. |
Si dissolvono |
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Si dileguano mulinando. |
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Come foglia |
Vedo il Nulla |
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Resisto ormai |
Sento il triste |
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Senza vigore |
desolato ululare del vento |
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come foglia |
Guardo lontano |
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prossima a cadere. |
Sterminata landa |
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Vedo il Nulla. |
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Avvoltoi |
Sottile Canna |
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Con voli vorticosi |
Si piega e stride |
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son calati |
La sottile canna |
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neri avvoltoi |
Tra nere ombre |
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a sfilacciarmi l'anima. |
e le urla del vento. |
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L’ultimo sole |
Niente Resta |
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Era un fiore sperduto |
Ogni giorno |
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Nascosto da rovi |
ha il suo tramonto |
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E foglie secche |
E’, l’arcano decreto |
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Ma un tiepido raggio |
inesorabile. |
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lo colse |
Miete la falce |
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e si aprì. |
Della Notte immane |
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E sorrideva |
il giusto e l’empio |
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Pensava che fosse primavera |
il debole, e il più forte. |
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E non capiva |
E resta solo |
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Che era l’ultimo sole … |
un piccolo pugno arido di creta. |
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L’ultimo sole di Novembre |
E di tanto rumore |
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Niente Resta |
A conclusione, vorrei riportare un breve lirica che, a mio parere, compendia i temi della sua poetica che nascono dalla miseria del mondo e dallo stupore del cielo, cioè, da quella meraviglia dell’uomo rispetto al mondo, così come aveva già affermato Aristotele a proposito della nascita della filosofia, ma, in fondo, anche della poesia, e, ancora, come scrive la poetessa polacca premio Nobel, Wislawa Szymborska , morta alcuni mesi fa: la poesia è soprattutto stupore, â€perché qualunque cosa pensiamo di questo smisurato teatro … qualunque cosa pensiamo di questo mondo: esso è stupefacente. “ ‘O Pittore “ è una miniera inesauribile di intuizioni che nascono, inconsciamente, dal di dentro della sua coscienza e nei suoi “poveri versiâ€, per un momento, mi è sembrato di leggere ciò che il filosofo I. Kant scrisse in una delle sue opere più importanti, e poi epigrafe sulla sua tomba : Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente quanto più spesso e accuratamente la riflessione si occupa di esse : il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in meâ€,
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Poveri versi |
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Compongo |
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Poveri versi |
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Semplici, scarni |
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Non ho pretese. |
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Canto |
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la miseria del mondo … |
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il grande stupore del cielo. |
Auguri e lunga vita , ancora, “o’ pittoreâ€
Beniamino Iasiello

