JFK: la grande paura
Sono passati cinquanta anni dall’assassinio del 35° presidente degli Stati Uniti d’America, avvenuto a Dallas(Texas) il 22 Novembre del 1963. Il ricordo di quel giorno è rimasto legato ad emozioni che non ho più dimenticato. Avevo 16 anni e mi piaceva seguire la politica internazionale soprattutto dopo l’elezione che nel 1960 aveva portato alla “ Casa Bianca” John Fitzgerald Kennedy.
Era già sera da parecchio quando ascoltai per radio la notizia della morte del Presidente americano. Rimasi sbalordito ed anche impaurito al punto che ritornai a casa( dormivo dai nonni materni) dai miei che già dormivano per avvisare mio padre della morte del Presidente degli Stati Uniti. Vidi la meraviglia sul volto di mio padre e … a questo punto il flusso dei ricorsi si interrompe. Nitidamente, ricordo che la paura si impossessò di me, ma non sono riuscito mai a capire, pur avendo analizzato più volte quei momenti, quali meccanismi di difesa inconsciamente scattarono. Forse il contesto della “ guerra fredda”, la paura di una guerra o, più semplicemente, l’impatto con un avvenimento enorme che fece entrare in crisi, sogni e speranze di un adolescente che aveva spazi enormi davanti a sé da riempire e che la morte, all’improvviso, poteva strtoncare. Credo, davvero, oggi, che fu la “scoperta” improvvisa della morte che comportò quegli attimi di paura . Il Presidente della nuova frontiera, del sogno americano, con i suoi discorsi era già entrato a far parte dell’immaginario collettivo perché sapeva toccare le corde più recondite dell’animo della gente:
… ora la campana ci convoca ancora una volta … in una lotta contro i comuni nemici dell’uomo: la tirannia, la povertà , le malattie e la stessa guerra … non chiedete cosa l’America può fare per voi, chiedete cosa voi potete fare per il vostro paese(discorso inaugurale del mandato presidenziale del 20 gennaio 1861), o davanti al muro di Berlino (2000 anni fa l’orgoglio più grande era poter dire civis romanus sum, oggi, nel mondo libero l’orgoglio più grande è poter dire: Ich bin ein berliner), durante il suo tour europeo che si concluse a Napoli dove fu accolto da una folla immensa e in delirio per un presidente capace di suscitare grande entusiasmo e la speranza per un mondo più solidale, più giusto. Fu il Presidente dei mille giorni. Troppo pochi per poter esprimere un giudizio sul suo operato, ma anche tanti per capire che, certamente, con lui, il mondo avrebbe potuto prendere altre direzioni
L’assassinio di John Fitzgerald Kennedy fu un complotto o l’azione isolata di Lee Harvey Osvald? Ancora, a distanza di cinquanta anni e miglia di libri scritti non c’è una verità : La commissione Warren ( Earl Warren, Presidente della corte suprema degli Stati Uniti), istituita ufficialmente il 29 Novembre 1963, concluse le sue indagini affermando che l’ esecutore materiale ed unico responsabile dell’assassinio fu Lee Harvey Oswald. Questa tesi è stata spesso messa in discussione: dal regista Oliver Stone con il suo film: JFK Un caso ancora aperto(1991) all’ attuale segretario di stato americano John Kerry che sostengono la tesi di un complotto , anche se una seconda commissione , istituita dal Presidente Gerald Ford, indicò quale unico responsabile dell’assassinio del Presidente l’ex militare Lee Harvey Oswald.
Beniamino Iasiello

