Il filo rosso del destino e dell’amore?

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benjaminL’amore ha bisogno di parole

Non di vuoti, né

Di sguardi assenti e vacanti.

Si alimenta non di ricordi

E rimpianti

Ma del presente che riflette 

il passato e lo ravviva.

E’ il filo rosso che, invisibile, 

Si dipana e, lentamente, s’insinua tra gli spazi

Che il destino ha predisposto. 

 

Questi versi nascono dalla lettura di una leggenda popolare cinese tratta dal libro: Draghi, Dei e Eroi della Mitologia Cinese di Tao Tao Lin Sanders. 

E, mentre leggevo, pensavo: l’essere umano è davvero libero di agire, di scegliere e come tale è l’unico responsabile delle proprie azioni, oppure già tutto è scritto e per quanti sforzi egli possa fare, alla fine non riuscirà a sottrarsi a quello che è il proprio destino. Perché, a volte, sembra che tutte le circostanze della vita si alleino per indirizzare gli eventi in una determinata direzione. Problema enorme del quale si discute dalla notte dei tempi; nell’antica Grecia anche gli dei dovevano sottostare al destino che era rappresentato da tre dee chiamate Moire di cui Cloto era colei che filava il destino della vita, Lachesi ne stabiliva la lunghezza e Atropo lo recideva allo scadere del tempo assegnato a ciascuno individuo. Non importa addentrarci in dispute metafisiche che hanno visto e vedono confrontarsi culture diverse, religioni, la scienza (il destino è scritto nel DNA?), perché, alla fine, ognuno potrà trarre le proprie conclusioni. 

Secondo la leggenda, ognuno di noi nasce con un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra o al polso o, secondo altre versioni, alla caviglia: un filo che unisce per sempre due persone di cui non ha importanza quanto siano lontane, né l’età, né le differenze sociali. È un filo invisibile, lunghissimo che proprio perché tale corre il rischio di aggrovigliarsi e creare intrecci strani e nodi che sono di ostacolo e pongono gravi difficoltà per coloro che sono destinati ad incontrarsi per condividere insieme la loro vita.

E’ la storia di un uomo, Wei, che, morti i genitori, desiderava sposarsi e avere una famiglia per cui era in cerca di una donna per poter realizzare il suo sogno. Un giorno, mentre era in viaggio, giunse in una città di nome Song dove uno sconosciuto, col quale si confidò, gli propose di sposare la figlia del governatore e gli diede appuntamento per la mattina seguente. Non riuscendo a dormire, in preda all’ansia, si svegliò presto e raggiunse il tempio prima dell’alba dove scorse un vecchio intento a leggere un libro alla luce della luna. Egli si avvicinò all’uomo cercando di capire cosa stesse leggendo, ma non riuscendovi, vinto dalla curiosità, gli chiese che libro fosse e di che parlava: è un libro, rispose il vecchio, che proviene dall’al di là ed io sono il Dio dei Matrimoni. 

Allora Wei gli aprì il suo cuore e gli chiese se la figlia del governatore, dalla quale stava recandosi, sarebbe diventata sua moglie. La risposta fu negativa: quella che diventerà tua moglie ha, oggi, appena tre anni e la sposerai quando ne avrà diciassette. Deluso, notò che aveva un sacco al quale il vecchio si appoggiava e gli chiese cosa contenesse: è il filo rosso che lega due persone che rimarranno sempre insieme perché già legati sin dalla loro nascita. E un filo indistruttibile che è impossibile spezzare. Alla richiesta di Wei di poter vedere la piccola, il vecchio gli disse: se lo desideri, ma ricorda che qualsiasi cosa tu possa fare il tuo futuro non cambierà. Il vecchio portò Wen al mercato dove gli indicò una donna, Chen, orba da un occhio e con una bambina legata al collo, entrambe vestite di stracci, che, dietro ad una bancarella vendeva della frutta: ecco tua moglie disse il vecchio e così come era comparso, scomparve

Wei per cambiare il proprio destino pensò di fare uccidere la bambina così da potersi sposare subito, preso da questi pensieri, lasciò il mercato con propositi omicidi e, per poter attuare il suo piano, pagò un suo servo che, però, colpì la piccola non al cuore, ma tra gli occhi. Sbarazzatosi del proprio destino, continuò nel suo viaggio e nella sua ricerca, dimenticando il tragico avvenimento consumatosi al mercato. Col tempo, diventò un uomo benestante, ma, ancora dopo 14 anni, non era riuscito a sposarsi. Un amico gli propose di chiedere in moglie la figlia del governatore locale, così da avere una bella donna di ottima nascita e molto giovane in quanto aveva appena diciassette anni. 

Infine sposò la ragazza che portava sulla fronte una pezzuola che non si toglieva mai, neppure quando doveva lavarsi e dormire. Non le chiese nulla, ma la cosa lo incuriosiva molto, e, passato del tempo, si ricordò, all’improvviso, del servo e della bambina del mercato e decise di chiederle la ragione di quella pezzuola che copriva parte del viso.

Piangendo, la moglie gli rispose di non essere la figlia del governatore, bensì sua nipote che, essendo morti i suoi genitori all’età di tre anni, era stata presa in custodia dalla sua governante che vendeva frutta al mercato dove un pazzo la aveva accoltellata; da allora le era rimasta una cicatrice di cui si vergognava e perciò la teneva sempre coperta.; dopo sette anni, lo zio, ritornato da un lungo viaggio, l’aveva presa con sé, accogliendola come una figlia. Il marito, pentito e commosso, rivelò in lacrime come fosse stato lui ad ordinarne l’uccisione; da quel momento capirono che nessuno poteva spezzare quel legame, davvero indistruttibile come solo la forza dell’’amore è in grado di esprimere, che da sempre li aveva uniti

Che dire? Una bella storia che, certamente, contiene una verità la quale sembra presupporre che vi sia sempre qualcuno: il caso, il destino, la provvidenza a guidare la vita dell’uomo. E il “libero arbitrioâ€? Obbedisce al Potere!!

In tal modo, pare, che il cerchio si chiuda e non lascia alcun spazio per l’esercizio dell’autonomia della ragione umana che è condizione sine qua non della libertà che finisce con lo stagliarsi all’orizzonte come una chimera. Ma è davvero così?

 

Beniamino Iasiello

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