La festa dell’Addolorata con… il grano e i fagioli
Ho avuto il piacere di conoscere Don Laureato Maio, parroco di Ceppaloni (1951 -1961), da quando frequentavo l’Azione Cattolica negli anni Cinquanta, poi a scuola, entrambi docenti nello stesso Istituto, e, infine, per tutto il tempo del pensionamento che visse, negli ultimi anni, al suo paese natio: Castelvenere.
Spesso mi recavo con mia moglie a trovarlo ed era sempre una gioia ricordare quel tempo fatto di entusiasmo, passione, emozione, che furono determinanti nelle scelte che tanti adolescenti e giovani operarono in quel decennio… laurino.
Ceppaloni gli era rimasto nel cuore ed ogni occasione era buona per ritornarci o per ricordarlo nelle sue preghiere insieme con i tanti giovani di allora, purtroppo già morti; una delle ultime volte che l’ho visto mi disse: Beniamì, ma a Ceppaloni ci sono famiglie che si trovano in gravi difficoltà ? Alla mia risposta affermativa: c’è sempre qualcuno che naviga a vista, mi pregò di chiedere al parroco del paese di raggiungerlo, quando poteva, perché voleva dare una propria offerta per alleviare, anche se per un momento, il disagio di chi aveva maggiormente bisogno. Questo episodio fa meglio intendere quella sorta di cordone ombelicale, che dopo sessanta anni, lo teneva ancora legato al paese.
Tra un ricordo e l’altro, ogni tanto ritrovava qualche foto o qualche documento che mi consegnava perché sapeva del mio interesse per episodi o avvenimenti particolari verificatisi nel paese.
E, qualche tempo fa, nel cercare di mettere ordine tra le mie cose, ho ritrovato una velina che riporta un resoconto per i festeggiamenti della Madonna Addolorata del 1960.
Sono elencate tutte le entrate e le spese sostenute per la realizzazione della festa; ma a ben riflettere rappresenta anche uno spaccato sociologico del paese nel passaggio dagli anni Cinquanta agli anni Sessanta.
Partiamo dall’inizio:
il primo atto, era la composizione di un Comitato che si occupava di tutto ciò che era necessario per la buona riuscita della festa, e per raggiungere l’obiettivo era d’obbligo una raccolta di offerte in danaro che iniziava qualche mese prima dell’evento. La colletta si svolgeva su due livelli: uno interno al paese e l’altro esterno, cioè venivano raggiunti tutti i cittadini emigrati sia in altre Regioni che all’estero.
Ma come rivolgersi ai tanti emigrati del paese?
Il Comitato aveva un registro con gli indirizzi dei cittadini emigrati, ma in ogni luogo vi era un referente[1] che si preoccupava di raccogliere le offerte che provenivano dal Venezuela, Germania, Belgio, Inghilterra, Australia, Canada, Napoli, Roma; altre offerte venivano inviate, dai ceppalonesi all’estero, direttamente al Comitato festa. Il gruppo più consistente era quello degli emigrati in America, poi venivano i venezuelani, mentre a Napoli vi era una forte “colonia†di paesani che ritornavano quasi tutti, per seguire la processione della domenica sera che era un lungo serpentone che si snodava per l’intero paese.
La festa, complessivamente, costò lire 925.045 così raccolte:
Sottoscrizione degli emigrati all’estero lire 346.046
Sottoscrizione Ceppaloni lire 282.100
Sottoscrizione S. Croce lire 25. 700
Sottoscrizione giovani lire 8. 450
Doni offerti dai paesani[2] lire 7.145
Danaro che i fedeli misero sulla statua lire 11.700
Vassoio durante la questua lire 8.000
Granone questuato: q. 7.16 a lire 5.000 al quintale lire 35.000
Grano questuato sulle aie[3] q. 14.40 a lire 8.200 al quintale lire 118.000
Grano questuato q. 3.67 a lire 7.200 al quintale lire 26.424
Fagioli q. 1.83 a lire 8.000 al quintale lire 14. 640
La vendita de grano, granone, fagioli e altri prodotti della campagna contribuiva, per oltre il 20%
A ciò erano da aggiungere litre 50.180 rimaste in cassa dalla festa dell’anno precedente.
Per cui le entrate complessive ammontarono a lire 940.085, mentre le spese a lire 925.045.
il sabato sera suonò la banda musicale di Corato[4] che, compreso vitto e regalie, costò lire 176.200, la domenica sera toccò alla banda di Taranto, vitto al maestro e regalie, lire 177.500;
Spese per il concerto lirico Città di Aversa, compreso vitto e regalie, lire 169. 800.
Lire 196.000 furono spese per l’energia elettrica, per n. 100 fotografie grandi da inviare all’estero, questuanti, per i ringraziamenti all’estero dell’anno precedente.
Per tosello in chiesa, per trasporto brande unite a tutte le altre piccole spese[5].
Le luminarie costarono lire 100.000 e i fuochi pirotecnici lire 105.000
Spese complessive: 925.045 lire, le restanti 15.040 lire servirono per l’invio di manifesti, fotografie all’estero oltre ai ringraziamenti.
Questi dati non sono solo cifre fredde in quanto in esse è possibile percepire alcune delle difficoltà che attanagliavano la comunità :
- 1)Mancanza di lavoro con conseguente emigrazione che nel decennio 50/60 sfiorò circa il 25%.
- 2)Un paese fondamentalmente povero, la cui economia poggiava soprattutto sull’agricoltura, a carattere familiare e, non a caso, per la festa, più che danaro, offriva grano, granone, fagioli, cipolle e frutta che venivano vendute, dal palco, nelle serate di sabato e domenica. Sai noti come le rimesse provenienti dall’estero superavano di gran lunga le offerte in danaro raccolte nel paese.
Riporto, per concludere, un dato statistico del 1960 relativo al numero dei cittadini del Comune forniti di un titolo di studio:
149 laureati e diplomati[6], 319 forniti di licenza media e 2155 di licenza elementare; 1209 risultavano privi di qualsiasi titolo di studio, di cui 513 erano alfabeti[7] e 696 analfabeti, cioè oltre il 30% della popolazione che, al 1961, risultava costituita da 4277 residenti, contro i 5563 del Censimento del 1951.
Beniamino Iasiello
[1] Vito Guglielmo in Venezuela, Tommasino Iasiello in Belgio, Carmine Barone, Carmine Donisi, Maria Maietta in America , Pasquale Iasiello e Rossi Angelo in Australia, Carmine Maselli da Napoli e Antonio Fantasia da Roma.
[2] Bottiglie di vino, qualche quadro, pacchi di maccheroni, dolci, angurie et similia che si vendevano nell’intermezzo musicale del sabato e della domenica: era, forse, il momento più atteso in quanto l’imbonitore creava suspense, divertimento e quasi sempre riusciva nello scopo di far lievitare in maniera esagerata qualche oggetto di poco conto. Erano leggendari alcuni personaggi come zi ‘Ntonio ‘u Pirugine, Antonio Rossi, e ‘u banditore, Antonio Fantasia di S. Croce.
[3] Chi ci aiuta a capire la differenza tra grano questuato sull’aia e grano questuato?
[4] La festa di Ceppaloni era sinonimo di qualità per le bande musicali che si alternavano. Quasi sempre il sabato era dedicato alla musica classica e sinfonica, mentre la domenica, vi erano spettacoli di intrattenimento con cantanti napoletani, Nunzio Gallo, Gloria Christian …, o cantanti e complessi di successo: Don Backy, I Dik Dik …
[5] Il tosello era il drappo, il velo con cui veniva addobbata la statua della Madonna e anche l’interno della Chiesa.
Il trasporto brande consisteva nel portare in locali disponibili, spesso la sede comunale, le brande affittate per far dormire i musicanti.
[6] Il numero dei laureati incideva per il 5%. Per cui i laureati del Comune erano circa n.8
[7] A malapena sapevano leggere e, forse, scrivere.

