Come eravamo: Intervista con Ennio Catalano

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Ennio_CatalanoDopo della seconda guerra mondiale, iniziò anche da noi una ricostruzione lenta, ma continua che, pur tra difficoltà  dovute ad una disastrata situazione economica,  cominciò a modificare radicalmente la struttura della comunità. Non vi erano strade,non vi era acqua corrente, la maggior parte delle località erano prive di luce, vi era una grande miseria, ma anche una grande forza d’animo  e un credo morale di cui, oggi, se ne è persa la memoria . Ho avuto la fortuna di conoscere molti degli amministratori che  impegnarono le loro energie, la loro professionalità nello sforzo di portare il paese fuori dal guado. Sono passati molti anni, ma di quel tempo nessuno ricorda più niente: né fatti, né persone. Perché allora non recuperare, nel bene e nel male, attraverso il racconto di chi ha amministrato la nostra comunità’,  il senso di quel tempo e di quei valori? Così è nata l’idea di incontrare i protagonisti di quella storia per cercare di ricostruire, attraverso i loro ricordi e le loro parole, le fasi salienti di un percorso che hanno accompagnato il paese nella sua evoluzione.

 

Paese mio ...

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benjaminQualche settimana fa, ho ricevuto in regalo un libro scritto da un amico che da molti anni vive a Forlì con la famiglia e dove, dopo essere stato per molti anni Dirigente di Istituti di scuola secondaria, sta vivendo la sua pensione, Si sa, quando si è costretti ad abbandonare le proprie radici resta dentro sempre un gran magone che riporta a pensare con grande nostalgia agli affetti, al paese che, un po' alla volta, finisce col perdere i suoi connotati reali per impastarsi con le nostre emozioni, col nostro sentire ed elevarsi in una dimensione onirica dove sembra scomparire il senso del reale e ciò che resta è l'idealizzazione e la proiezione dei nostri sentimenti più reconditi. Non è il caso di Russo Paolo Emilio che ha saputo evitare questa “trappola†descrivendo il paese nella sua veridicità e fattualità, nonostante la struggente malinconia che pervade l'intero libro.

La Madonna “ contesaâ€

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benjaminOgni  tanto mi reco alla sede arcivescovile di Benevento  per incontrare, nella biblioteca capitolare, Don Laureato Maio col quale mi piace parlare , ma soprattutto ascoltare, perché, relativamente al periodo riguardante gli anni cinquanta,   è un po’  la “ memoria  storica†del nostro paese. La biblioteca conserva moltissimi  manoscritti compreso il “Messale Beneventano 29†che , trafugato durante i bombardamenti del Settembre19 43, si riteneva  per sempre perso. Invece una studiosa inglese, Virginia Brown tra le maggiori esperte di scrittura beneventana, agli inizi degli anni duemila riconobbe nel manoscritto â€Egerton 3511†della Briitish library, un esemplare di scrittura in minuscola beneventana del XII secolo.

La memoria come dovere

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benjaminLa  memoria è il nostro futuro, ecco perché essa deve essere coltivata con amore e continuamente . Ricordare non significa guardare al passato con nostalgia, ma è  non dimenticare la storia individuale e collettiva attraverso le quali l’uomo è passato. Ricordare è un dovere , perché troppo spesso l’uomo è portato a dimenticare ritenendo che la barbarie  non sia una “cifra†del suo tempo .  La storia ha dimostrato ampiamente   che l’uomo non solo è capace di ricadere nella efferatezza, ma, ecco perché bisogna ricordare oggi più di ieri, la  percezione della violenza , nella società dell’immagine, non ha un forte impatto emotivo   anzi   tende a diventare sempre più sfumata fino a dissolversi quasi subito. Chi ricorda o parla più delle vittime di Sabra e Chatila? O delle fosse comuni della guerra de Kosovo? O delle violenze inaudite che si verificano quotidianamente?

 

Centro di lettura e … letture

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benjaminErano gli inizi degli  anni sessanta e il paese, con fatica, stava venendo fuori dalle rovine di una guerra che aveva portato molti lutti e  molta miseria. Il Comune mancava di adeguate vie di comunicazione, i giovani erano impossibilitati a muoversi: vi era la corriera della Ditta Rossi che portava gli studenti nel capoluogo sannita e il Mercoledì e il Sabato, che erano giorni di mercato a Benevento, scendevano le donne con le loro sporte a vendere frutta , uova, verdure. Ricordo ancora quel bus con un muso enorme che era sempre affollatissimo e molte volte era letteralmente impossibile chiudere lo sportello nonostante la roba più ingombrante venisse posta sopra al pullman che era munito di una scaletta posteriore esterna. Come dimenticare il “fattorinoâ€, così veniva chiamato allora il bigliettaio che poi era anche  il controllore, che era conosciuto da tutti col nome di Muschille (Porcaro Domenico), un uomo splendido, sempre sorridente, ma capace anche di sfuriate tremende alla fine delle quali, ci si guardava in faccia e si scoppiava a ridere tutti insieme.

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