Spettro Gomorra per il Sannio: allarme ecomafie
Rifiuti tossici sversati in cave o cantieri edili. Gomorra? No, la provincia di Benevento. Uno scenario inquietante e insospettabile quello prefigurato dal rapporto ‘Ecomafie 2013’ pubblicato ieri da Legambiente. Un dossier nel quale il Sannio spicca, purtroppo, per l’ingresso nella top ten delle province con il più elevato numero di reati accertati nel ciclo rifiuti. La Campania del resto è la regione «regina» in Italia. L’allarme del Prefetto e della Forestale Ma prima di affrontare nel dettaglio i numeri dello studio bisogna partire dalla pagina 131 del dossier nella quale si affronta nello specifico la realtà sannita:
«Alcune ombre incombono sul beneventano – scrive Legambiente – Il prefetto Michele Mazza (prefetto pro tempore nel 2012, anno di conduzione della ricerca, ndr) nella relazione alla commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo rifiuti in Campania ha evidenziato come la provincia di Benevento «non presenta problemi endogeni relativi al ciclo dei rifiuti ma risente delle criticità che sono riscontrabili in altre province». «In particolare – proseguiva Mazza – i problemi «esterni» che rischiano di compromettere l’equilibrio della provincia di Benevento soÂno rappresentati dalla malavita organizzata che potrebbe orientare i suoi interessi verso il Sannio». Ma ancor più significativo è il brano successivo del Rapporto: «Anche il comandante (pro tempore, ndr) del Corpo forestale, Angelo Vita, ha sottolineato il rischio che il territorio possa essere destinatario di sversamenti illeciti provenienti dal napoletano e dal casertano. Sotto inchiesta è finita una discarica privata nella quale si sospetta che vengano illecitamente scaricati anche rifiuti pericolosi, perlopiù sanitari». La relazione della Commissione d’inchiesta del Parlamento Viene quindi citata la relazione stilata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta che a sua volta fa riferimento a una nota del comandante del Corpo forestale: «Si hanno tracce consistenti di accordi con ambienti della criminalità organizzata del casertano, e segnatamente con personaggi già noti alle forze dell’ordine per i reati ambientali». I misteriosi buchi Il quadro sarebbe già abbastanza grave ma il capitolo del dossier dedicato alla provincia di Benevento riserva un ultimo, sconvolgente passaggio: «Altre indagini sono state avviate da parte del Corpo forestale dello Stato a seguito di esposti nei quali veniva segnalato che le cave a cielo aperto presenti sul territorio erano oggetto di deposito di illecito di rifiuti tossici e pericolosi. Un fenomeno denunciato da più parti – continua Legambiente – che sarebbe presente soprattutto nella zona a sud della provincia di Benevento (Valle Caudina, Ceppaloni, ndr), con centinaia di buche scavate su terreni che avrebbero dovuto essere utilizzati per la realizzazione di case». E non è ancora tutto. Un ultimo colpo allo stomaco è contenuto nella conclusione del paragrafo: «Secondo quanto contenuto negli esposti pervenuti al Corpo forestale, dentro queste enormi fosse sarebbero stati interrati negli anni fusti di rifiuti tossici». Una situazione di evidente gravità che avrebbe determinato, riferisce infine Legambiente, «l’avvio di un intervento ad ampio raggio per un monitoraggio di massima da effettuare attraverso l’analisi spettrografica e satellitare». Monitoraggio del quale però non si conoscono gli autori, i termini, e tantomeno i risultati. Il Sannio nella top ten Tornando ai numeri raccolti dal dossier ‘Ecomafie 2013’, basta un dato a fornire la misura del preoccupante incremento del fenomeno nel Sannio: con 114 infrazioni nel ciclo dei rifiuti la provincia di Benevento è ottava in Italia e terza in Campania per numero di violazioni accertate. Leader della graduatoria è Napoli con 303 violazioni, quindi Vibo Valentia, Reggio Calabria, Bari, Roma, Salerno, Perugia. Ma se si considera il dato in rapporto al contesto di riferimento il risultato è ancora più allarmante: Benevento si piazza addirittura al secondo posto (insieme a Reggio Calabria) per incidenza demografica con un indice di 4 reati ogni diecimila abitanti, e settima per incidenza territoriale con 5,5 reati ogni 100 chilometri quadrati. Il ciclo del cemento Va un po’ meglio sotto l’altro fronte indagato dal report di Legambiente, quello dedicato al ciclo del cemento che notoriamente rappresenta un elemento centrale nel business delle ecomafie. Alla provincia di Benevento vengono attribuite 38 infrazioni accertate nel corso del 2012. Un numero che colloca il Sannio all’ultimo posto in Campania per numero di violazioni. Ma in rapporto alla dimensione territoriale, la provincia di Benevento si colloca al cinquantesimo posto in ambito nazionale con un indice di reati accertati pari a 1,8 ogni 100 chilometri quadrati. Qualche gradino più su per il Sannio nella scala redatta in funzione della consistente demografica: 42esimo posto con indice di 1,3 reati ogni 10.000 abitanti. Va segnalato infine un dato «confortante». La provincia di Benevento ha uno degli indici più elevati in Campania per gli abbattimenti di costruzioni abusive: 10 le demolizione eseguite nel 2012 su 46 ordinanze emanate, pari a poco più del 20 per cento.
Fonte: Ottopagine

