Guccini a Roma: pensieri e ricordi

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benjamin

Il ‚ÄúPalalottomatica‚ÄĚpieno in tutti i suoi settori. I biglietti¬† esauriti gi√† da tempo e, nel piazzale ,tra la folla delle grandi occasioni, molti¬† erano disposti a pagare un biglietto anche il doppio pur di entrare e poter ascoltare il concerto di Francesco Guccini. Il sei novembre, alle ore 21.00 ha avuto inizio il concerto di uno dei pi√Ļ grandi cantautori del panorama musicale italiano. E, a dire il vero, vederlo nel mezzo della scena mi ha procurato una grandissima emozione perch√© ha smosso ricordi, sensazioni che mi hanno riportato¬† a tantissimi anni fa quando, quasi adolescente, ascoltavo canzoni che ti aprivano la mente e ti facevano respirare quella aria nuova che inesorabilmente si stava avvicinando: ...‚ÄĚche questa mia generazione √® preparata ‚Äď ad un mondo nuovo e una speranza appena nata- ad un futuro che ha gi√† in mano ‚ÄĚ... .A met√† degli anni sessanta, Francesco Guccini scrisse¬† due canzoni,‚ÄĚ Auschwitz‚ÄĚ e ‚ÄúDio √® morto‚ÄĚ, cantate e portate al successo rispettivamente dall'‚ÄĚEquipe 84‚ÄĚ e da ‚ÄúI Nomadi‚ÄĚ di Augusto Daolio, voce mitica di quegli anni che √® poi rimasta nella leggenda per la sua morte immatura.

 

‚Äú Dio √® morto‚ÄĚvenne censurata dalla RAI italiana per il suo contenuto blasfemo, mentre veniva proposta¬† dalla Radio Vaticana per la grande spiritualit√† che circolava nel testo. Sono andato con la mente a quando, in macchina con le mie due figlie ancora piccole,dalle audiocassette si liberavano, immancabilmente le note delle canzoni¬† di Fabrizio De Andr√®, Francesco Guccini, Francesco de Gregori, e Sabato sera, mostrando che molto di quel tempo era rimasto anche in loro,tutti insieme abbiamo assistito ad un grandissimo concerto che √® iniziato con Canzone per una amica ed √® terminato con La Locomotiva attraversando mezzo secolo della sua e della mia vita. La sorpresa, per me, √® stata quella di vedere poche barbe e capelli bianchi come i miei, ma migliaia e migliaia di giovani e di ragazzi che hanno accolto con una standing ovation l'ingresso di Francesco Guccini che si √® rivelato anche un grande affabulatore nell'intrattenersi su argomenti di attualit√†¬† e nel dialogare con il pubblico. Ma che ci fanno tutti questi giovani ad un concerto di un cantautore che ha settanta anni? Pensavo fosse curiosit√† o il voler ascoltare un grande del passato, invece sono rimasto piacevolmente sorpreso quando ho visto e sentito che, dalle prime note musicali, iniziavano a cantare tutti¬† insieme con un entusiasmo ed una passione sconvolgenti. Un ragazzo accanto a me ha cantato per oltre due ore con una attenzione e un amore unico, non nego,invece, che a me qualche verso sfuggiva e qualche altro dovevo rincorrerlo! Ho cercato di trovare una risposta e il primo pensiero √® stato quello¬† che Francesco Guccini √®¬† un ‚Äúclassico‚ÄĚ e, sappiamo che nei momenti di disagio ,di mancanza di certezze, di ‚Äúliquidit√†‚ÄĚ, come si dice oggi,¬†¬† √® appunto nella classicit√† che ci si immerge per trovare quelle risposte che la societ√† in crisi non √® pi√Ļ capace di dare. Le storie che cantava e che canta sono di una attualit√† sorprendente: le fedi fatte di abitudini e paure- una politica che √® sola far carriera- il perbenismo interessato- la dignit√† fatta di vuoto- l'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto- e un Dio che √® morto nei campi di sterminio √® un Dio ‚Äď ch'√® morto coi miti della razza e un Dio ‚Äď ch'√® morto con gli odi di partito... Il tempo,nelle sue storie,¬† assume sempre la forma del ricordo, del passato attraverso cui, per√≤, ti spalanca le porte del futuro perch√© fa appello all'esercizio del pensiero(ironicamente afferma: poi certo per chi non √® abituato pensare √® sconsigliato), della riflessione pacata, ironica ¬†ma feroce. Ha cantato ancora: Il Frate- Canzone di notte n. 2dove √® racchiuso, in pochi versi,l'intero mondo umano sempre simile a se stesso: e ognuno vive dentro i suoi egoismi, vestiti di sofismi- e ognuno costruisce il suo sistema- di piccoli rancori irrazionali, di odi personali-scordando che poi infine tutti avremo- due metri di terreno.¬† Il Pensionato( una descrizione splendida di un uomo che si avvia¬† stancamente a voltare l'angolo dietro il quale trover√† scritto la parola fine e dove si mescolano certezze,dubbi, malinconia: ‚Äú‚ÄĚnon posso o non so dir per niente se peggiore sia- a conti fatti la sua solitudine o la mia- il prendere coscienza che a poco a poco andr√† via dalla nostra mente fiera- un'impressione che ricorderemo appena) che √® stata una canzone che ho amata sin dal primo ascolto nel lontano¬† 19804!)- la Canzone dei dodici mesi(semplicemente stupenda e che ancora a volte canto in macchina, ma questa volta ad ascoltarmi √® soltanto mia moglie perch√© di tempo ne √® passato e le figlie sono lontane)- Noi non ci saremo- Amerigo e tantissime altre che ho cantato anche io insieme ai giovani che¬†¬† hanno diritto ad un mondo nuovo ed una speranza appena nata, hanno diritto ad un futuro che¬† sembra essere scomparso dal loro orizzonte per l'avidit√† di una societ√† che per vivere l'hic et nunc, ha dimenticato che i suoi figli continueranno a vivere avendo poco o niente a disposizione.‚ÄĚ Apr√®s moi le d√©luge‚ÄĚ afferm√≤ Luigi XV, e, in tal modo, le ultime generazioni hanno rubato perfino il futuro ai loro figli e nipoti. Le canzoni non hanno mai modificato gli assetti sociali esistenti,ma, in questa epoca delle passioni tristi, forse, possono aiutare a non fare perdere quella carica di entusiasmo necessario per credere che il futuro possa continuare ad essere una promessa e non una¬† minaccia. Forse, l'unico appunto di una magnifica serata,qualche parola in meno avrebbe permesso di ascoltare qualche canzone in pi√Ļ, soprattutto perch√© di Bunga-Bunga, di escort, di minorenni,della politica e dei politici non se ne pu√≤ pi√Ļ! Si abbia piet√† di chi tutti giorni combatte la lotta della dura vita quotidiana per sbarcare il lunario e di quelli( soprattutto i giovani) che non riescono ad inserirsi nel mondo del lavoro. Comunque, Francesco Guccini¬† ha‚ÄĚ regalato‚ÄĚ due ore di grande spettacolo con canzoni che hanno fatto la storia della musica d'autore, di quella italiana degli ultimi cinquanta anni, ma grazie , soprattutto,¬† al‚ÄĚ forse, pi√Ļ colto dei cantautori in circolazione‚ÄĚ, come fu definito da Umberto Eco,perch√© ha accompagnato il percorso di pi√Ļ generazioni di giovani sempre con la stessa passione, entusiasmo e fede¬† ‚Äúin una rivolta senza armi, perch√©‚ÄĚ... noi tutti ormai sappiamo- che se Dio √® muore √® per tre giorni e poi risorge- in ci√≤ che noi crediamo, Dio √® risorto- in ci√≤ che noi vogliamo, Dio √® risorto- nel mondo che faremo, Dio √® risorto-‚ÄĚ Ecco, se fossi Guccini, chiuderei i concerti non con La Locomotiva( testo passionale e coinvolgente che tutti,alla fine, attendono spasmodicamente perch√© La Locomotiva lanciata¬† a bomba, contro l'ingiustizia per il trionfo della giustizia proletaria ha un¬† fascino e una forza utopica che non perder√† mai ) ma con ‚Äú Dio √® morto‚ÄĚ che rappresenta il momento pi√Ļ alto della ritrovata centralit√† dell'uomo nello svolgersi del tempo.

Beniamino Iasiello

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