“Mastella… il lupo mannaro!”. Roberto Costanzo racconta
Nove legislature al Parlamento, dal 1976 al 2008, una al Parlamento Europeo, più volte sindaco di Ceppaloni, sottosegretario e due volte ministro. Una carriera politica di tutto rispetto, una brillante storia di leader. Però alle prossime elezioni del 13 e 14 aprile, Clemente Mastella inaspettatamente ed improvvisamente non sarà più un protagonista.- On. Costanzo, lei che ha osservato il percorso politico dell’On. Mastella, più volte da avversario interno alla DC ed anche come suo sostenitore, come vive questo difficile momento del fondatore dell’UDEUR?
“In questi giorni io cerco di capire come viva questa vicenda la nostra comunità sannita. Da qualsiasi lato lo si voglia giudicare è fuor di dubbio che Clemente Mastella è stato -ed io gli auguro che possa esserlo ancora- un personaggio di primo piano non solo in sede locale ma soprattutto a livello nazionale. Dall’Unità d’Italia ad oggi, in circa 150 anni, egli è l’unico politico sannita che è stato parlamentare ininterrottamente per oltre 30 anni. Finora soltanto due personalità della nostra terra hanno raggiunto i massimi livelli politici e governativi: Raffaele De Caro, più volte ministro e presidente nazionale del PLI, e Clemente Mastella, due volte ministro, fondatore e segretario nazionale di un partito che, sia pure piccolo, ha influito notevolmente nella politica del nostro paese. Forse in futuro vi potranno essere altri sanniti -io lo spero- capaci di raggiungere e superare le carriere politiche di De Caro e di Mastella, tuttavia oggi non possiamo restare indifferenti di fronte al caso Mastella. A me, e non solo a me, questo sembra essere un momento di disorientamento per gran parte della nostra provincia”.
-Quindi, secondo lei, il Sannio ne risentirà di questa inattesa vicenda di Mastella. Non vi potrà essere una sua rinascita?
“Oggi egli sembra molto deluso ed abbattuto, e ne ha motivo. Ma vorrei dirgli quello che sentii tanti anni fa da un saggio politico del secolo scorso: “la politica è un’altalena di delusioni e successi; mai lasciarsi abbattere dalle delusioni, mai lasciarsi esaltare dai successi”. Certamente in momenti come questi si contano gli amici veri, quelli che ti sono vicini con convinzione e non per convenienza. Egli è un animale politico di lungo corso; un’attenta fase sabbatica gli potrà consentire di riprendersi e ritornare sulla scena, ma dovrà farlo con metodi diversi dal passato. Al centro dello schieramento politico, dove egli opera da oltre un decennio, vi è ancora spazio per uno come lui, purché si sappia muovere da centrista coerente, nella consapevolezza che un partito di centro debba sentirsi naturalmente esposto a guardare a destra o a sinistra e quindi disposto al cambiamento, ma non con spirito trasformistico bensì valutando bene il motivo, il modo ed il tempo del cambiamento”.
-Avrà letto anche lei l’intervista rilasciata giorni fa dall’On. Giuditta, cognato dell’On. Mastella (“Caro Clemente, Sandra ti ha rovinato”, Corriere del Mezzogiorno). Si può rimproverare al leader dell’UDEUR di aver fatto del partito un affare di famiglia?
“Non mi sembra di buon gusto intromettersi nelle discussioni di famiglia. Tra parenti, mogli e mariti è meglio non mettere dito! La storia politica e la singolare esponenzialità della presidente Lonardo sono argomento del giorno nel Sannio ed altrove; tuttavia faccio notare che di mogli, figli e congiunti vari di leaders politici che, anch’essi, fanno politica ve ne sono tanti oggi così come ve ne sono stati nel passato. La “Policy dynasty”, non è un vezzo solo italiano, né la performance di oggi è peggiore di quella di ieri. Basti ricordare i casi di Nenni padre e figlia, dei fratelli Amendola, Paietta, Matteotti, Bosco-Lucarelli; dei coniugi Iervolino e figlia, dei coniugi Cingolani, dei coniugi Occhetto; dei padri e figli Tupini, La Malfa, Mancini, Lauro, Mattarella; e tanti altri. Togliatti ebbe due mogli, ambedue parlamentari. Quindi quello che si verifica oggi con i coniugi Bassolino, Fassino, Mastella, e con i fratelli Pecoraro-Scanio e Martusciello, ecc. non rappresenta un costume nuovo. Ma forse oggi sarebbe comprensibile chiedersi se una carica politica viene assegnata a causa di storie e meriti individuali o perché si è moglie, figlio o fratello di… Sia nel passato che oggi si è verificato che il congiunto del leader, catapultato in politica, non sempre ha reso un buon servizio al partito di riferimento ed alle istituzioni”.
-Quindi non solo la famiglia Mastella. Allora perché tanto accanimento giudiziario e mediatico sul leader sannita?
“L’UDEUR avrà pure dato l’impressione di essere un partito gestito come una piccola azienda familiare, ma questo non giustifica tutto quell’accanimento su Clemente Mastella. Forse si è voluto trovare in Lui il capro espiatorio, soprattutto per allentare una certa tensione in Campania. Sembra che Mastella sia stato colpito per spostare l’attenzione dalle teste di Bassolino, Iervolino e Pecoraro-Scanio che, in ogni caso sono mille volte più colpevoli di Mastella. Ma intanto lui sta pagando per tutti. Sarebbe lui la madre di tutti i disastri, dei deprecabili inciuci, delle indebite pressioni. E gli altri, impudentemente, restano in sella. Quando si spegnerà il bagliore giustizialista e si sgonfierà lo scandalismo mediatico, a Mastella sarà resa giustizia, ma sarà troppo tardi perché intanto egli sarà rimasto fuori dal Parlamento ed il campanile dell’UDEUR risulterà gravemente lesionato se non demolito. Un’occulta regia avrà così realizzato il suo disegno. Mastella da lupo mannaro ad agnello sacrificale, ma il risultato non cambia. Tuttavia tanto è stato possibile anche perché l’UDEUR ha mostrato una certa fragilità strutturale e politica: un campanile le cui campane, in taluni casi, avevano raccolto non tanto dei credenti convinti, quanto piuttosto dei naufraghi senza patria e senza fede”.
-Quindi si può pensare che l’UDEUR sia stata fondata su un’accozzaglia di infedeli e di inaffidabili?
“In una certa misura gli adepti raccolti da Mastella fuori dal Sannio si sono mostrati di essere fatti di quella pasta. Ma qui, nella nostra Provincia, l’UDEUR è un’altra cosa. Negli ultimi dieci anni Clemente Mastella ha avuto la capacità ed il merito di riannodare la rete della storica “democristianeria sannita”. Per cinquant’anni la DC rappresentò un ampio aggregato di militanti e amministratori locali che avevano fatto la storia di questa provincia, nel bene e nel male. Dopo lo scioglimento del partito quel popolo democristiano stava sfaldandosi e polverizzandosi col rischio di disseminarsi sui versanti di destra e di sinistra. Mastella col suo progetto di partito centrista, un po’ ondivago secondo la vecchia attitudine dorotea, è riuscito giorno dopo giorno a riannodare quella rete e con essa ha fatto dell’UDEUR un partito dal 30%. In poche province italiane, in questi ultimi tempi, un solo partito è riuscito a raccogliere tanti consensi. È per questa ragione che alcuni democristiani di una certa storia, come me, si sono uniti a Mastella: appunto perché egli stava facendo non la ricostituzione della DC ma una forte e nuova aggregazione di democristiani di centro. Questo è un merito che gli va riconosciuto. Che ne sarà ora di quella rete della “storica democristianeria”? Sarebbe un peccato lasciar disperdere un simile patrimonio politico-elettorale”. (dal settimnale Messaggio d’Oggi)
-Quindi, secondo lei, il Sannio ne risentirà di questa inattesa vicenda di Mastella. Non vi potrà essere una sua rinascita?
“Oggi egli sembra molto deluso ed abbattuto, e ne ha motivo. Ma vorrei dirgli quello che sentii tanti anni fa da un saggio politico del secolo scorso: “la politica è un’altalena di delusioni e successi; mai lasciarsi abbattere dalle delusioni, mai lasciarsi esaltare dai successi”. Certamente in momenti come questi si contano gli amici veri, quelli che ti sono vicini con convinzione e non per convenienza. Egli è un animale politico di lungo corso; un’attenta fase sabbatica gli potrà consentire di riprendersi e ritornare sulla scena, ma dovrà farlo con metodi diversi dal passato. Al centro dello schieramento politico, dove egli opera da oltre un decennio, vi è ancora spazio per uno come lui, purché si sappia muovere da centrista coerente, nella consapevolezza che un partito di centro debba sentirsi naturalmente esposto a guardare a destra o a sinistra e quindi disposto al cambiamento, ma non con spirito trasformistico bensì valutando bene il motivo, il modo ed il tempo del cambiamento”.
-Avrà letto anche lei l’intervista rilasciata giorni fa dall’On. Giuditta, cognato dell’On. Mastella (“Caro Clemente, Sandra ti ha rovinato”, Corriere del Mezzogiorno). Si può rimproverare al leader dell’UDEUR di aver fatto del partito un affare di famiglia?
“Non mi sembra di buon gusto intromettersi nelle discussioni di famiglia. Tra parenti, mogli e mariti è meglio non mettere dito! La storia politica e la singolare esponenzialità della presidente Lonardo sono argomento del giorno nel Sannio ed altrove; tuttavia faccio notare che di mogli, figli e congiunti vari di leaders politici che, anch’essi, fanno politica ve ne sono tanti oggi così come ve ne sono stati nel passato. La “Policy dynasty”, non è un vezzo solo italiano, né la performance di oggi è peggiore di quella di ieri. Basti ricordare i casi di Nenni padre e figlia, dei fratelli Amendola, Paietta, Matteotti, Bosco-Lucarelli; dei coniugi Iervolino e figlia, dei coniugi Cingolani, dei coniugi Occhetto; dei padri e figli Tupini, La Malfa, Mancini, Lauro, Mattarella; e tanti altri. Togliatti ebbe due mogli, ambedue parlamentari. Quindi quello che si verifica oggi con i coniugi Bassolino, Fassino, Mastella, e con i fratelli Pecoraro-Scanio e Martusciello, ecc. non rappresenta un costume nuovo. Ma forse oggi sarebbe comprensibile chiedersi se una carica politica viene assegnata a causa di storie e meriti individuali o perché si è moglie, figlio o fratello di… Sia nel passato che oggi si è verificato che il congiunto del leader, catapultato in politica, non sempre ha reso un buon servizio al partito di riferimento ed alle istituzioni”.
-Quindi non solo la famiglia Mastella. Allora perché tanto accanimento giudiziario e mediatico sul leader sannita?
“L’UDEUR avrà pure dato l’impressione di essere un partito gestito come una piccola azienda familiare, ma questo non giustifica tutto quell’accanimento su Clemente Mastella. Forse si è voluto trovare in Lui il capro espiatorio, soprattutto per allentare una certa tensione in Campania. Sembra che Mastella sia stato colpito per spostare l’attenzione dalle teste di Bassolino, Iervolino e Pecoraro-Scanio che, in ogni caso sono mille volte più colpevoli di Mastella. Ma intanto lui sta pagando per tutti. Sarebbe lui la madre di tutti i disastri, dei deprecabili inciuci, delle indebite pressioni. E gli altri, impudentemente, restano in sella. Quando si spegnerà il bagliore giustizialista e si sgonfierà lo scandalismo mediatico, a Mastella sarà resa giustizia, ma sarà troppo tardi perché intanto egli sarà rimasto fuori dal Parlamento ed il campanile dell’UDEUR risulterà gravemente lesionato se non demolito. Un’occulta regia avrà così realizzato il suo disegno. Mastella da lupo mannaro ad agnello sacrificale, ma il risultato non cambia. Tuttavia tanto è stato possibile anche perché l’UDEUR ha mostrato una certa fragilità strutturale e politica: un campanile le cui campane, in taluni casi, avevano raccolto non tanto dei credenti convinti, quanto piuttosto dei naufraghi senza patria e senza fede”.
-Quindi si può pensare che l’UDEUR sia stata fondata su un’accozzaglia di infedeli e di inaffidabili?
“In una certa misura gli adepti raccolti da Mastella fuori dal Sannio si sono mostrati di essere fatti di quella pasta. Ma qui, nella nostra Provincia, l’UDEUR è un’altra cosa. Negli ultimi dieci anni Clemente Mastella ha avuto la capacità ed il merito di riannodare la rete della storica “democristianeria sannita”. Per cinquant’anni la DC rappresentò un ampio aggregato di militanti e amministratori locali che avevano fatto la storia di questa provincia, nel bene e nel male. Dopo lo scioglimento del partito quel popolo democristiano stava sfaldandosi e polverizzandosi col rischio di disseminarsi sui versanti di destra e di sinistra. Mastella col suo progetto di partito centrista, un po’ ondivago secondo la vecchia attitudine dorotea, è riuscito giorno dopo giorno a riannodare quella rete e con essa ha fatto dell’UDEUR un partito dal 30%. In poche province italiane, in questi ultimi tempi, un solo partito è riuscito a raccogliere tanti consensi. È per questa ragione che alcuni democristiani di una certa storia, come me, si sono uniti a Mastella: appunto perché egli stava facendo non la ricostituzione della DC ma una forte e nuova aggregazione di democristiani di centro. Questo è un merito che gli va riconosciuto. Che ne sarà ora di quella rete della “storica democristianeria”? Sarebbe un peccato lasciar disperdere un simile patrimonio politico-elettorale”. (dal settimnale Messaggio d’Oggi)
Fonte: Sanniopress.it
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