Clemente Mastella non sarĂ  rieletto

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Mastella Siamo finiti tutti in mezzo a una stra­da». L'amara consi­derazione è di Cle­mente Mastella, l'uomo che solo poche setti­mane fa sembrava avesse in mano tutta la politicaitaliana. Le ricordate quelle scene? Inseguito da drappelli di croni­sti, imploranti una qualsiasi dichiarazione. Pagine e pagine sui giornali, ricostruzioni del­la sua vita, il fidanzamento con Sandra, il matrimonio (vergine), la lunga e gloriosa carriera politica. Poi le dirette dalla famosa villa di Ceppa­loni (quella con la piscina a forma di cozza), con accanto la moglie agli arresti domici­liari e fuori dalla porta una folta schiera di tifosi adoranti. Lui che decretava solenne la morte del governo Prodi. Per quale motivo? Non si è mai capito bene: pare non lo aves­sero confortato a sufficienza.

E a chi osava chiedergli se fos­se mai possibile far cadere un governo così, per una ripicca personale, per un guaio fami­liare, rispondeva con la sua proverbiale fermezza: si, era possibile, anzi doveroso. I retroscenisti dei giornali assicu­ravano che il baldanzoso ministro della Giustizia aveva già in tasca un accordo di ferro con Berlusconi: per l'Udeur tappeti rossi e parlamentari a volontà nel centrodestra! E invece, come dicono dalle sue parti, adesso si ritrova con le pezze al sedere. In mezzo a una strada. Nessuno lo vuole. Anzi, diciamo la verità, un po' lo schifano: non lo conside­rano presentabile, affidabile. Chissà perché? Adesso, proba­bilmente, si vedrà costretto a presentarsi da solo alle elezioni, con la quasi matematica certezza di non venir rieletto.

Ma lui non demorde: «intan­to, non è detto. E poi, chi se ne frega! In Parlamento ci sto da 33 anni... Si può far politica in tanti modi». È vero: una bella associazione no-profit. Il vo­lontariato. Oppure un partiti­no extraparlamentare. Ce lo vedete, Mastella, col megafo­no, davanti a Montecitorio? Ma la vera ciambella di sal­vataggio potrebbe essergli lan­ciata dagli ex amici ex dc. Ca­sini, anche lui scottato dall'im­provviso nuovo corso della po­litica italiana. Quelli della Rosa bianca. «Basta incom­prensioni, diamoci una ma­no», invoca accorato il ras di Ceppaloni. Che ammette ama­ramente: «dicevano tutti che ero furbo, che ero bravissimo a trattare posti e prebende. E invece eccomi qua». Eh già, ammettiamolo: mentre si met­te in azione il chiassoso car­rozzone elettorale, fa un po' pena vedere Mastella in mezzo a una strada, così depresso e quasi rassegnato. Ma vedrete, saprà ancora sorprendere tut­ti. E chiudiamo con un ango­scioso interrogativo: ma Lam­berto Dini, l'altro affossatore di Prodi al Senato, qualcuno se l'è preso o correrà anche lui da solo? In caso, provi a fare una telefonata a Mastella.
 
Fonte: Ultimenotizie.it
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