Un ricordo di don Lauro

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Don_LAuro da Ceppalonidi Nicola Imbimbo*

La cittadinanza onoraria a don Lauro! E perché mai? Cosa vuol dire  mi sono chiesto appena ho saputo della decisione del Comune. Per me don Lauro è Ceppaloni come Ceppaloni è don Lauro. Non c’è ricordo o pensiero su Ceppaloni che non mi rimandi a quel giovane prete e al suo “gallettoâ€Â e non c’è pensiero di don Lauro che non mi rimandi con la memoria a Ceppaloni.

Non c’è alcun dubbio che questa identità è solo una mia costruzione, un mio pensiero. Il pensiero di chi ha lasciato all’età di quattordici-quindici anni insieme e contemporaneamente  Ceppaloni   e il parroco di allora e inconsciamente li conserva stabilmente  uniti nella memoria.

Considero, ovviamente, una scelta opportuna, giusta, anche  se persino un po’ tardiva, quella di dare la cittadinanza onoraria a don Lauro. E’ una scelta che son sicuro don Lauro avrà  accolto con gioia come con grande piacere l’accolgo io e immagino tutti gli altri miei non più giovani compagni di fanciullezza, che, ormai più che di speranza e progetti per il futuro,possiamo  infiammarci per i ricordi: quelli dei primi affetti, delle nostre prime emozioni, delle scoperte della molteplicità e ricchezza di esperienze e passioni che caratterizzano la vita.

 

Per render omaggio a don Lauro, all’indimenticabile indelebile ricordo del “natio borgoâ€; per esprimere riconoscimento a quel giovane parroco che all’inizio degli anni cinquanta arrivò nel nostro paese voglio raccontare, per la circostanza, qualche mio ricordo  sulla scia di quanto ricordato su questo sito da Benjamin nella sua rubrica  un po’ di tempo addietro. Ricordare anche il diretto contributo che egli ha dato alla mia vita scolastica e a quanto ne è seguito.

Quando don Laureato Maio da Castelpoto, dove sarà mai questo paese mi chiesi allora,  arrivò  a Ceppaloni, trovò una comunità religiosa vecchia, sonnacchiosa, apatica. Fatta prevalentemente di donne anche se non solo anziane. Gli uomini, adulti o anziani, e soprattutto i giovani, erano per lo più indifferenti ed estranei alle attività  della chiesa . Era l’eredità di un “sant’uomoâ€: l’arciprete Don Pietro Rossi, dal quale sono stato presumibilmente battezzato, ormai molto avanti negli anni e non più voglioso di vivacizzare, rimotivare e ringiovanire i suoi parrocchiani. Ho un ricordo di quella comunità che si impersona ed esemplifica nella figura di “Ze Urzulella†(immagino zia Orsola o signora Orsola come freddamente si direbbe oggi) che nella rituale processione della domenica delle palme, in rigoroso dialetto ceppalonese intonava il canto  che  faceva più o meno così:“è v’nuta la dumeneca de li ppalme, Crist’e dalla custodia , Crist e dalla custodia vol’ascire; accumpagnat’e da tant’e cristian’e, steva da dint’e e nun, steve da dint’e e nun vuleva ascire.â€
Con don  Lauro  non tutto, ma molto cambiò. Soprattutto per i giovani e i ragazzi. Rese agibili, come ricorda Benjamin, locali semiabbandonati attigui alla parrocchia di San Nicola e li mise a disposizione dei giovani, Fondò e diede vita alla sezione locale della GIAC (Gioventù Italiana di Azione Cattolica ) con le varie sottosezione o comunque si chiamassero che comprendevano aspiranti, aspiranti junior e forse senior. Lo studio del catechismo era incentivato  da gare a premi, fu istituita una sorta di biblioteca pubblica con cui molti di noi (certamente io) fecero la prima esperienza di lettori.

Certo, servivamo anche Messa, imparammo a cantare la “messa degli angeli†(in canto gregoriano) rigorosamente in latino com’era prescritto all’epoca.  Ricordo quasi tutto e in latino, da Credo in unum deum, al gloria in excelsis deo, all’agnus dei, sino al finale itee.eeee.eeeeeee.eeeemissa est intonato  come tutti i precedenti   brani con voce bella e ferma  da don Lauro a cui si rispondevamo  Deo gratias con la insistenza sulla E analoga a quella del celebrante.

Ricordo quasi tutte le parole anche se non sono più praticante  da oltre quarant’anni (e don Lauro lo sa  e nonostante ciò – e di questo gli do atto e apprezzo – mantiene ancora con me un rapporto affettuoso). Accompagnava i canti l’armonium suonato da ‘Zi Peppe ‘o tabbaccaro e poi dal figlio Alberto. A me toccò di fare acnche da voce solista nei momenti solenni delle cerimonie: il canto era : O salutaris hostia, quae coeli pandis ostium, bella premunda (il premunt liberamente da me mutato!) ostilia,  da robur fer auxilium (io cantavo fera usilium)…. Cosa volesse dire … boh, non lo sapevo né sapevo che trattavasi di un brano scritto nientemeno che da San Tommaso e musicato da  Lorenzo Perosi.

Don Lauro non era solo chiesa azione cattolica messa e canti liturgici. Era anche svago, passatempi con giochi da tavolo tipo pulci  shangai ed altri a noi sconosciuti, cantare canzoni in voga di musica leggera, passeggiare  in grupp o sott’avianova ,  e forza Juve (di cui egli era un convinto tifoso), viva Bartali e abbasso Coppi, barzellette e qualche soprannome  canzonatorio che caratterizzava qualcuno di noi. A me aveva dato il nome di Zaccheo, non perché fossi ricco, ahimé, come il personaggio  di cui parla il Vangelo. Ma perché Zaccheo era basso di statura che per poter vedere Gesù ,a Gerico, circondato dalla folla, si arrampicò su un albero di sicomoro! Forse avrei  rimosso il ricordo di questo personaggio il cui nome Don Lauro mi aveva affettuosamente affibbiato, ma che ovviamente non mi inorgogliva . se egli non me lo avesse ricordato tutte le volte che ci siamo sentiti o visti negli oltre cinquant’anni trascorsi da quando ho lasciato Ceppaloni ,prima per Napoli e poi per la “lontana†Sardegna. “Ma ti ricordi come ti chiamavamo? E ti ricordi Perché?
Caro Don Lauro!

Io gli ricordo della colica o di un malore simile che lo avea colpito per aver mangiato …troppe ciliegie, di quelle ciliegie di cui le campagne di Ceppaloni non ancora abbandonate e “accutizzate†abbondavano: rosse, corvine, bianche tutte di sapore e gusto ormai scomparsi.

Abitava, appena arrivato, in una casa che forse era di Sebastiano il mitico tecnico, operatore e gestore del nostrano “nuovo cinema paradiso†Una sala con pochi posti a sedere  non sempre sufficienti per tutti gli spettatori, e dove abbiamo visto i migliori film del neorealismo italiano, e film mitici con protagonista Beniamino Gigli e la sua voce.

L’abitazione di Don Lauro era proprio al di sopra della “sala†cinema. Non aveva una “perpetua†e il cibo gli veniva portato, spesso, da noi ragazzi in una cesta preparata dalle suore dell’attiguo asilo e chiesa di “fora a tegliaâ€, (toponomastica d’uso universale ma non proprio urbanisticamente appropriata). Era ed è la piazza principale del paese.Un po’ di tempo dopo si trasferì in una casa più adeguata al suo ruolo: un grande portone, una scalinata quasi maestosa, stanze ampie e luminose con grandi balconi pensili, al centro  del paese , vicino al tabacchino (sale e tabacchi) la bottega più nota di Ceppaloni.
Un’ultima cosa vorrei ricordare con affetto e gratitudine per don Lauro e dargliene pubblico atto, merito e riconoscimento. Forse per quella sua attenzione all’istruzione e alla cultura come fattore di emancipazione umana e sociale che al già citato Benjamin fa venire in mente la figura di Don Milani e la sua â€Lettera ad una professoressa†molto citata e  e di grande influenza  nel ’68 italiano.
Don Lauro si fece l’idea  che ero studioso e intelligente. Dovevo perciò, secondo lui, non solo continuare ad andare a scuola dopo la quinta elementare ma dovevo assolutamente fare la scuola media del Ginnasio (la media unificata e dell’obbligo arriverà solo nel 1962). Faticò non poco a convincere mia madre “vedova  bianca†ante litteram, con tre figli e senza reddito se non con qualche “giornata†di lavoro bracciantile, e gli “assegni familiariâ€.  Per frequentare la scuola media bisognava andare a Benevento. L’abbonamento al treno – mezzo molto più economico del pullmann – costava 300 lire al mese! Senza considerare libri e tutto l’occorrente. “Dove li prendo i soldi?â€. Don Lauro promise che l’avrebbe aiutata anche finanziariamente. Non so se lo fece. Ma questo importa poco. Convinse poi il prof. Radice e la signora Rita a prepararmi per l’esame d’ammissione: altro ostacolo da superare per iscriversi alla scuola media. Sostenni e superai  quell’esame. Frequentai con profitto la prima media al Ginnasio “Pietro Giannone†di Benevento, sito in una larga piazza oltre la Villa Comunale. Tre chilometri a piedi andata, altrettanti  ma in salita !al ritorno,verso la stazione di   Chianche-Ceppaloni destinazione Benevento Porta Rufina. Viaggiavo in treno con ragazzi più grandi che dopo l’Avviamento frequentavano scuole superiori a Benevento. La seconda media fu un disastro: tra assenze abusive (filoni) – ne avevo infilate una volta circa venti  di seguito– scoperta delle sigarette e dei luoghi più verdi  ( dove era difficile essere scoperti) e poca voglia di studiare: bocciatura inevitabile e fine dell’esperienza della scuola media voluta da Don Lauro. Fu un fallimento al momento, ma senza quella esperienza mai avrei potuto pensare di riprendere gli studi successivamente ed arrivare alla laurea.

Grazie Don Lauro e lunga vita da cittadino di Ceppaloni.

 

* Nicola Imbimbo è nato a Ceppaloni nel 1941. Ha insegnato storia e Filosofia nei licei di Cagliari dove vive dal 1968.

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