Rifiuti tossici e picchi tumorali anomali. I bidoni sepolti nella pancia del Sannio

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rifiuti-tossici 1di Nicola De Ieso

L'altro ieri un pentito di camorra ha confessato di aver sepolto bidoni tossici a Casal di Principe, puntualmente trovati dopo lo scavo disposto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Dentro i fusti c'erano fanghi industriali, capaci di inquinare le falde acquifere. L'attività più lucrosa dei clan negli ultimi vent'anni è stato – come noto – lo sversamento abusivo di rifiuti liquidi e solidi in regione Campania.

 

Il Sannio non è lontano da queste vicende criminali. Troppe testimonianze raccontano di seppellimenti notturni avvenuti durante lavori di costruzione anche di opere pubbliche. Voci, ma non solo. Come abbiamo raccontato qualche giorno fa, la Dda condusse nel 2002 un'indagine dopo le segnalazioni relative all'area Pip di Casalduni. Ma non è il solo caso. Quello che colpisce è il legame tra le testimonianze e i picchi di malattie tumorali in determinate aree. Così è per Morcone, dove qualche anno fa furono sequestrati camion che scaricavano polveri di alluminio e il proprietario di quel terreno fu ucciso a colpi di pistola nella sua città di origine, Napoli. E ancora Apice, dove le voci corrispondono ancora una volta a concentrazioni eccessive di leucemie. Senza dimenticare il caso dell'operazione “Ragnatelaâ€, che nel mese di luglio ha portato alla scoperta di una discarica abusiva di rifiuti speciali a Ceppaloni. Siamo tornati a Casalduni, sulla collina che ospita lo Stir (ex Cdr). Grazie all'aiuto dei residenti abbiamo raccolto dati oggettivi, che lasciamo alla valutazione dei lettori. Qui, come nella collina dirimpettaia di Toppa Infuocata, ci sono accatastate migliaia di ecoballe ereditate dall'emergenza. Come nel caso di Fragneto, anche in questo caso fu deciso di costruire l'impianto e il deposito su una falda acquifera. D'altronde tutta la zona frana in continuazione. Le strade si piegano per i movimenti di un terreno instabile. Gli anziani ci raccontano che dove oggi c'è lo Stir un tempo c'erano gli abbeveratoi per i buoi. Nella zona – per non farsi mancare niente – negli anni '70 arrivarono anche i cercatori di petrolio. Scavarono pozzi di esplorazione e andarono via. In un raggio di circa 5 chilometri i casi di tumori degli ultimi dieci anni sembrano davvero fuori dalla media nazionale. Dai dati Istat sulla mortalità tumorale del 2006 si evince che la media nazionale ogni mille abitanti è pari a 2,66. In altre parole in media muoiono circa tre persone all'anno per neoplasie. In questa zona in dieci anni i morti sono oltre 100. Proviamo con i residenti a tirare una mappa dei casi. Eccone solo una piccola parte. Uomo, 80 anni, tumore all'apparato digerente. Donna, 80 anni, leucemia. Uomo, 68 anni, tumore parti molli. Uomo, 70 anni, tumore all'intestino. Donna, 48 anni, tumore all'utero. Uomo, 70 anni, tumore all'intestino. Uomo, 64, tumore al fegato. Donna, 70 anni, tumore alla mammella. Uomo, 42 anni, tumore al cervello. Donna, 80 anni, tumore all'intestino. Stessa famiglia: nonno, nonna, padre e figlio: tutti colpiti da tumore alle parti molli. Uomo, 80 anni, leucemia. Ma ci sono anche vittime più giovani e recenti. Bambina, 13 anni, leucemia. Bambina, 11 anni, leucemia. Un elenco triste che continua ad allungarsi. Tra gli ultimi ad ammalarsi c'è anche un'altra ragazzina di 13 anni, che ha subito un intervento all'utero. Troppi morti, troppo dolore in una zona così concentrata. Ma così è anche in altri focolai della provincia di Benevento. È complicato raccogliere i dati. C'è paura, c'è omertà, ma c'è anche il pudore di chi soffre in silenzio. Se il Registro dei Tumori fosse divenuto realtà, oggi potremmo abbandonare le congetture e circoscrivere le aree a rischio. Il seppellimento di rifiuti tossici è ancora solo un'ipotesi. Nessuno ha scavato e analisi approfondite non sono state ancora realizzate. Un fatto è certo ed emerge in tutta la sua drammaticità. Un flusso costante di rifiuti industriali è stato smaltito per decenni ovunque ci fosse la possibilità di farlo: cave e pozzi abbandonati, scavi per fondazioni, terreni incolti, discariche abusive. Non conosciamo l'entità del fenomeno nel Sannio né le sostanze né il legame causa-effetto. Ma le troppe morti concentrate in zone specifiche lasciano tanti interrogativi, a cui prima o poi qualcuno dovrà rispondere.

Fonte: Il  Sannio Quotidiano

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