Prevenzione frane, comuni bocciati in massa

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FranaSecondo Legambiente, solo Ceppaloni e Cerreto Sannita raggiungono la sufficienza.

Due sole promozioni, peraltro stentate, e una valanga di bocciature. Pagella davvero bruttina per i comuni sanniti in materia di mitigazione del rischio idrogeologico. Se nulla è possibile fare a smottamento iniziato, se non attendere che si esaurisca e soccorrere le persone coinvolte, qualche iniziativa da mettere in campo prima invece c’è. Lo ricorda Legambiente nel suo dossier annuale «Ecosistema Rischio 2013» con il quale fa il punto delle azioni di prevenzione messe in campo dalle amministrazioni locali.

 

Prima che una rovinosa frana trascini con sè strade, attività commerciali, scuole e quant’altro può comportare seri problemi alla collettività, ci so no alcune misure da adottare per mitigare il rischio. Ovvero: manutenzione ordinaria delle sponde fluviali e opere di difesa idraulica; delocalizzazione di case e fabbricati industriali da aree a rischio; recepimento del Piano per l’assetto idrogeologico. E ancora: recepimento del sistema di allerta regionale; allestimento di presìdi territoriali e strutture aperte nelle 24 ore; attività di sensibilizzazione della popolazione; esercitazioni; aggiornamento del Piano comunale di emergenza. Azioni che nel Sannio sono in larga parte insufficienti o del tutto mancanti, stando alla indagine di Legambiente. Sui se dici comuni presi in esame dall’associazione ambientalista (quelli che hanno risposto al questionario trasmesso dal sodalizio) soltanto due riescono a raggiungere la sufficienza. Si tratta di Ceppaloni e Cerreto Sannita che ottengono una valutazione di 6/10 grazie alla realizzazione di opere di messa in sicurezza. Ceppaloni a differenza di Cerreto Sannita può vantare anche il recepimento del Piano stralcio dell’Autorità di bacino e del sistema di allerta regionale, mentre il centro titernino può esibire l’avvenuta manutenzione ordinaria delle sponde e opere di difesa idraulica, un Piano di emergenza comunale aggiornato negli ultimi due anni, attività di informazione e sensibilizzazione della popolazione, lo svolgimento di esercitazioni. Il lungo elenco dei bocciati è aperto da Baselice che ottiene un misero 1 / 10. Fatale al comune fortorino la presenza dichiarata di quartieri e opifici in aree a rischio, non sufficientemente compensata dalla manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua e dalle opere di messa in sicurezza. Per Frasso Telesino voto 1,75 per la presenza di case e aree industriali in zona a rischio senza alcun correttivo. Paolisi non va oltre il 2 a causa della esistenza sul territorio comunale di interi quartieri a rischio con strutture sensibili (turistiche o commerciali). Fa appena meno peggio Fragneto Monforte (voto 2,5) che ha industrie in zona di pericolo ma effettua opere di difesa idraulica. Voto 2,75 per tre centri della provincia: Apollosa, Paduli, Sant’Angelo a Cupolo. Per tutti la pessima valutazione dipende essenzialmente dalla esistenza di opifici industriali e case in punti a rischio cui fa da contrappeso solo parziale l’adozione di misure di mitigazione. Bocciatura anche per Telese Terme (3,25) cui non basta l’adeguamento al Piano stralcio e l’espletamento di esercitazioni periodiche, Puglianello e Circello appaiati a quota 3,75. Fin qui la schiera dei comuni giudicati «Insufficienti» da Legambiente. Va solo un tantino meglio ad altri quattro centri sanniti che riescono a strappare almeno uno «Scarso». Sono San Nicola Manfredi (voto 4,25), Forchia (4,5), Dugenta (4,75), Montesarchio (5,75). A quest’ultimi vengono riconosciute azioni in materia di messa in sicurezza, manutenzione idraulica, il recepimento del Piano stralcio dell’Autorità di bacino, l’allerta, l’adozione di un Piano di emergenza comunale aggiornato nell’ultimo biennio, ma non riescono a ottenere la sufficienza piena per la presenza di abitazioni o strutture produttive e ricreative in luoghi a rischio. Solo la delocalizzazione avrebbe garantito la promozione a pieni voti.

Fonte: Ottopagine

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