Centro di cultura al castello: biblioteca, polo museale e area polifunzionale
Un centro di cultura articolato in tre aree. Tre settori dedicati rispettivamente ad un museo, una biblioteca ed un'area polifunzionale. E questa un'altra ipotesi al vaglio della consulta per i centri storici, del comune di CeppaIoni, istituita con lo scopo di individuare la destinazione d'uso più congrua per il castello medievale. Dopo la proposta espressa dal presidente dell'organo consultivo, Carmine Tranfa, che si soffermava sulla possibilità di affidare la gestione a terzi purché in coesistenza con una funzione di controllo da parte del comune, giunge la proposta del segretario. E' infatti Alfredo Rossi, medico veterinario ed esperto di storia locale, a delineare la fisionomia di una destinazione plausibile del maniero medievale.
«Il nostro castello -spiega Rossi - oltre a costituire una fondamentale memoria storica per l'identità civile e culturale del nostro comune, si colloca tra le strutture castellari più significative della provincia. Tante che è stato incluso dal Piano Territoriale di coordinamento provinciale nel Piano di valorizzazione sistemica delle risorse storico-archeologiche e culturali della provincia di Benevento. Pianificazione che si dovrebbe attuare attraverso la messa in rete dei castelli e dei borghi fortificati». Fatto che di per sé richiede «una valorizzazione degli aspetti storico-architettonici di questa struttura, che ha tutte le potenzialità necessarie per diventare polo di attrazione turistica. Naturalmente - precisa il segretario dell'organo consultivo - per essere centro di cultura deve ritrovarsi nella condizione di essere visitato per intero e di raccontare la sua storia plurisecolare con linguaggi moderni ed accessibili a tutti». La distribuzione degli ambienti del castello su due livelli (con una superficie coperta complessiva di oltre 1000 mq) d'altronde consentirebbe un'organizzazione funzionale alla fruizione complessiva della struttura. Nella proposta elaborata da Rossi infatti «il piano terra andrebbe destinato al percorso di visita museale, che data la disponibilità di numerose sale, verrebbe affiancato da una sala multimediale, uno spazio di ricezione e informazione con annessi uffici di direzione, un cortile, sale polivalenti (per mostre temporanee, ludoteca e laboratori) e il rivellino, luogo panoramico con vista sulla valle del Sabato. Al primo piano andrebbe invece collocato il museo storico e del territorio (con sezioni dedicate anche all'etno-antropologia, alla zoologia e alla botanica), la biblioteca comunale con annesso centro di documentazione di storia locale, sale polifunzionali per mostre e attività didattiche di vario tipo per le quali ci si avvale anche di una sala conferenze destinata ad accogliere convegni, seminari e corsi di formazione, anche di alto livello». Una proposta collimante con le finalità culturali consone alla tipologia del complesso e ai vincoli di legge che potrebbe concretizzarsi con un regime di autofinanziamento. «Nella proposta indicata - spiega il segretario - si prospettano varie tipologie di gestione. Il museo civico e le altre attività dovrebbero essere curate da un'associazione culturale no-profit che svolge attività e servizi di pubblico interesse, oppure da una "fondazione di partecipazione" che implica il coinvolgimento del Comune e di altri soggetti quali privati e associazioni. Per la fase di avvio del progetto di allestimento del museo sarà possibile avvalersi dei fondi regionali stanziati annualmente e a cui si potrà attingere anche negli anni a venire. A queste forme di gestione se ne aggiunge una terza: la costituzione di una società partecipata di tipo in House, ove il Comune affida la gestione a un privato "strettamente controllato". Le forme di gestione proposte sono basate sull'autofinanziamento e su contributi da parte di enti pubblici e privati». La biblioteca comunale, collocata al primo piano del maniero, invece, rimane alla gestione comunale. Il trasferimento del polo librario dall'attuale sede in piazza Rossi al primo piano del Castello, comporterebbe una serie di vantaggi «innanzitutto - spiega Rossi - per il valore culturale connesso al servizio, il castello è il luogo più indicato. C'è poi una maggiore disponibilità di spazi. Inoltre la presenza quotidiana di personale comunale nella struttura, contribuirebbe alla sua vitalità e frequentazione». La valorizzazione del castello, anche in questa seconda proposta, non prescinde dalla valorizzazione del centro storico che passa per il recupero delle strutture abitative in stato di degrado. Un'operazione che consentirebbe al castello e all’intero centro storico di «riappropriarsi del ruolo centrale che gli spetta, rendendosi pienamente fruibile al pubblico». D'altro canto, questo l'ultimo inciso di Rossi «le modalità gestionali proposte sono economicamente sostenibili e permettono un rilancio turistico dell'intera area che passa per la giusta valorizzazione di un bene storico-archeologico».
Fonte: Ottopagine

