«Nessuna analisi nello Stretto di Barba dopo sette mesi dal via libera di Cataudo»

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Discarica PIPBarba«Nel maggio 2014, in occasione di un convegno pubblico organizzato dal Comitato Cittadino “Per i nostri figli bonifichiamo Ceppaloni”, a cui presero parte il dottore Antonio Marfella e le mamme della Terra dei Fuochi, il sindaco confermò pubblicamente l’impegno dell’Amministrazione Comunale ad effettuare ulteriori analisi nell’area Stretto di Barba ed, inoltre, di affidare l’incarico per tale attività all’Università del Sannio. Da allora sono trascorsi inutilmente sette mesi in attesa della definizione della convenzione predetta». E’ questa la critica mossa dal Comitato Cittadino di Ceppaloni ai riguardi del sindaco Cataudo sul caso dei rifiuti sversati nell’area Pip dello Stretto di Barba.

 

«Nel novembre 2013 – riprendono i cittadini di Ceppaloni - il Comitato Cittadino “Per i nostri figli bonifichiamo Ceppaloni” ha partecipato ad un incontro presso la Casa Comunale a cui presero parte il sindaco Claudio Cataudo, i componenti del Comitato Cittadino e il Parroco di Ceppaloni don Renato Trapani. Nel corso dell’incontro il primo cittadino espresse la disponibilitĂ  dell’Amministrazione ad effettuare una serie di analisi di approfondimento in localitĂ  Stretto di Barba, una delle aree interessate dagli sversamenti illeciti dei rifiuti nel 2007. L’impegno assunto dal sindaco Cataudo fu quello di affidare tali ulteriori analisi all’UniversitĂ  del Sannio, previa stipula di una apposita Convenzione con l’Ateneo. Seguirono poi contatti ed incontri ufficiali tra il Comune e l’Ateneo del Sannio, alla presenza del sindaco e dei professori Domenico Cicchella ed Alessio Valente, finalizzati a formalizzare la convenzione tra i due enti ed a stabilire le condizioni e le modalitĂ  delle analisi nell’area Stretto di Barba. Non vogliamo ulteriormente indagare sulle ragioni di tale perdita di tempo ma, alla luce delle dichiarazioni rilasciate dal sindaco Cataudo, subito dopo la nostra lettera di sollecito, qualche interrogativo ce lo poniamo e qualche precisazione occorre farla. Il sindaco Cataudo dichiara: “Il comune conferma la propria disponibilitĂ  all'espletamento delle analisi dei rifiuti sversati nell'area Pip dello Stretto di Barba, ma al riguardo interverremo solo dopo aver completato di concerto con la Regione le procedure necessarie alla rimozione dei rifiuti in quell'area…”. PerchĂ© aspettare ancora? (ricordiamo che le note vicende che interessarono l’area risalgono all’anno 2007) PerchĂ© le due cose non possono essere fatte contemporaneamente visto che le analisi dell’UniversitĂ  avrebbero interessato non direttamente l’area interessata dall’intervento di rimozione dei rifiuti ordinato dalla Regione Campania ma quella adiacente? Il sindaco Cataudo parla di “…rimozione parziale dei rifiuti…” ed ancora che “…si tratta di rifiuti non pericolosi e compatibili con l'area industriale…” PerchĂ© rimuovere parzialmente qualcosa che la Regione ha ordinato di rimuovere completamente? (la Regione con Decreto Dirigenziale n. 27 del 05/11/2014 ha, tra l’altro, ordinato la “Rimozione di tutti i rifiuti interrati e sparsi in superficie eliminando anche i terreni frammisti ai rifiuti rinvenuti”) PerchĂ© il sindaco Cataudo continua a parlare di rifiuti compatibili con l’area industriale? Quale industria è mai esistita nell’area oggetto dello sversamento illecito dei rifiuti? Il sindaco Cataudo ha attribuito la mancata risposta del Comune alle “..altre problematiche che l’ente deve affrontare”. Le “altre problematiche” comprendono anche la bonifica dei terreni privati interessati dagli sversamenti illeciti dei rifiuti e per tale motivo sottoposti a sequestro nell’ambito dell’Operazione Chernobyl? Sono passati anni, oltre 7, dai primi fatti di cronaca che hanno fatto emergere questa tragica realtĂ  nel comune di Ceppaloni. Sono stati fatti numerosi e continui tentativi per poter far luce su quanto accaduto e, soprattutto, su quelle  e potrebbero essere le conseguenze sulla nostra salute, sulla salute dei nostri figli e su quella dei nostri  nipoti.

Fonte: Ottopagine 

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