Caso Udeur, Sandra Lonardo dal gip

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Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella e presidente del consiglio regionale della Campania, comparirà sabato davanti al gip di Santa Maria Capua Vetere, Francesco Chiaromonte, per l'interrogatorio di garanzia. Si tratta di un atto conseguentealla misura degli arresti domiciliari che le sono stati imposti nell'ambito dell'inchiesta nella quale è coinvolto anche il marito, nei confronti del quale non sono però stati adottati provvedimenti cautelativi. A seguito dell'azione giudiziaria contro di lui e contro la consorte (e nella quale sono coinvolti altri 23 personaggi tutti più o meno direttametne collegati con l'Udeur), Mastella aveva deciso mercoledì di rassegnare le proprie dimissioni dal governo, confermandole poi 24 ore dopo nel corso di una lunga conferenza stampa in cui il Guardasigilli (ormai dimissionario) ha spiegato di non volere trattamenti di favore.
LA DIFESA - Difesa dall'avvocato Titta Madia, Sandra Lonardo potrebbe anche decidere di avvalersi della facoltà di non rispondere e di affidare ad una memoria la sua versione sui fatti che le vengono contestati. Nei prossimi giorni il legale dell'indagata depositerà alla cancelleria del tribunale del riesame i motivi della richiesta di revoca della misura restrittiva. Tra questi, come già anticipato da Madia, l'insussistenza dell'ipotesi di reato di tentata concussione per mancanza di una qualsiasi minaccia.
ATTACCO AL PG - Clemente Mastella, dal canto suo, non resta alla finestra. E parlando con alcuni cronisti all'esterno della sua abitazione di Ceppaloni torna a prendersela con il procuratore Mariano Maffei: «Essere giudicati da uno come lui è malagiustizia. Per caritá, massimo rispetto per tantissimi magistrati ma essere giudicati da gente così fa paura ad un cittadini». «È sconvolgente - ha aggiunto Mastella - che un giudice incompetente arresti le persone ammazzando così famiglie. Io posso difendermi pubblicamente attraverso voi giornalisti, però gente come questa comporta drammi umani nelle famiglie. Un giudice che è diventato una macchietta su Youtube...».
PRODI DEBUTTA DA MINISTRO - Nel frattempo, per il presidente del Consiglio, Romano Prodi, è iniziato il primo giorno da ministro della Giustizia ad interim. In mattinata il premier ha incontrato i cinque sottosegretari del ministero; nel pomeriggio il capo del governo si sposterà invece negli uffici di via Arenula per prendere contatto con i funzionari e organizzare il lavoro al vertice del sistema giudiziario che lo attende lo attende di qui in avanti. Un incarico aggiuntivo, quello di guardasigilli, che il professore non si stanca di ricordare essere solo temporaneo: «Spero di stare per breve tempo al ministero della Giustizia» ha detto Prodi ai sottosegretari Manconi, Melchiorre, Maritati, Scotti e Li Gotti. Prodi, come hanno riferito alle agenzie di stampa alcuni dei sottosegretari, ha auspicato - come già aveva fatto nel corso del suo intervento alla Camera - un ritorno in tempi stretti di Mastella alla guida del ministero. Motivo, questo, per cui il capo dell'esecutivo ha evitato di assegnare ad altri le cariche detenute fino a mercoledì dal leader dell'Udeur.
L'INTERROGAZIONE DELL'UDEUR - Proprio il partito del Campanile presenterá oggi una interrogazione parlamentare per chiedere Prodi, proprio nel suo ruolo di Guardasigilli ad interim, come intende intervenire presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere. «Presentiamo questa mattina una interrogazione in Parlamento al nuovo Guardasigilli -spiega il capogruppo alla Camera, Mauro Fabris- per sapere che cosa ne pensa e come pensa di intervenire rispetto a una serie di fatti compiuti presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere, dove sostanzialmente sono state messe da parte una serie di indagini, come oggi denunciano anche i maggiori quotidiani».
«UNIONE CON NOI O E' CRISI» - Ma il messaggio politico che lancia l'Udeur è ben più pesante e suona anche come una sorta di ultimatum: «Se la maggioranza lunedì non vota una mozione di totale condivisione di quanto ha detto il ministro in Aula, una formula del tipo ’ascoltata la relazione del governo, si approva...’, allora non c’è più una maggioranza non solo dal punto di vista numerico, ma politico, e i nostri voti non si contano più» ha detto sempre Fabris a proposito del voto delle relazione dell’esecutivo sulla giustizia, presentata da Mastella mercoledì prima di annunciare le proprie dimissioni.
Fonte: Il Corrire della Sera 
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