Patto Territoriale Valle del Sabato Interviene Mario Cataudo
Ceppaloni News: In relazione al convegno organizzato a Ceppaloni dal PdL e Rifondazione Comunista, sabato 14 luglio u.s. avente come oggetto “Ital Print e Patto Territoriale, bilancio e prospettive”, voglio fare qualche puntualizzazione e qualche riflessione, essendo io stato Presidente del Patto territoriale “Valle del Sabato», dal settembre 2004 al 2007, quando volontariamente, mi dimisi per miei impegni personali, sperando di poter dare qualche elemento in più di valutazione sia ai relatori cd organizzatori, ma soprattutto ai cittadini. E lo faccio senza alcun spirito di polemica nei confronti di alcuno, sperando solo di dare qualche contributo per la verità dei fatti, nel periodo della mia presidenza.
Esprimo innanzitutto la mia solidarietà , la mia vicinanza umana alle circa settanta famiglie che improvvisamente si sono viste private dì un posto di lavoro e di guadagno.
E la mia solidarietà rinnovo, anche in questa sede alla Ital Print e all’amministratore amico Antonio Muraglia che improvvisamente si sono visti distrutta una delle più belle e moderne aziende delle nostre zone, frutto di lavoro e motivo di speranza per chi, a cominciare dal Patto Territoriale, l’aveva fatta sorgere. Apprezzo molto l’impegno dei rappresentanti politici che si stanno attivando per difendere i posti di lavoro e per tutelare l’azienda e l’amministrazione comunale di Ceppaloni, maggioranza ed opposizione, che si sono attivati per scongiurare danni alle persone e all’ambiente.
Devo notare che molti di quelli che oggi dicono di amareggiarsi e dispiacersi per il lavoro perduto da tante famiglie, prima criticavano il Patto per quell’azienda che stava sorgendo e che aveva già occupato circa settanta persone, e altre erano in programma di essere occupate, come lo stesso amministratore aveva pubblicamente affermato.
Sono ancora visibili nel nostro Comune i manifesti della scorsa campagna elettorale che dicevano: «Patto Territoriale: occupazione zero». Quegli stessi cittadini oggi riconoscono che solo l’Ital-Print aveva già settanta dipendenti.
Se a questi settanta dipendenti dell’Ital-Print già assunti e quelli che stava per assumere, si aggiungono gli altri dipendenti già assunti da altre aziende, già funzionanti nel Patto territoriale (invito chi vuole a verificare questi dati) allora forse qualcuno cambierà idea sulla vita e sulla funzione del Patto territoriale Valle del Sabato. Ma poiché devo constatare che per alcuni ogni disgrazia è buona per fare strumentalizzazione politica e sciacallaggio, mentre per altri può essere motivo di riflessione per il bene della comunità , allora mi permetto di ricordare alcune notizie, sul Patto territoriale, già note e pubblicizzate fino a quando sono stato io il presidente. E forse sono utili anche a qualche relatore del 14 luglio scorso.
Quando ho lasciato volontariamente la carica di presidente, le aziende nel territorio del Patto erano nove, di cui 6 a Ceppaloni e 3 a Roccabascerana, in attivitĂ con dipendenti giĂ assunti.
Quando saranno tutte a regime lavorativo la capacità occupazionale deve raggiungere 259 unità . Per quelle aziende che non raggiungono l’obiettivo occupazionale, vi sarà da parte del Ministero la limitazione o la revoca del contributo ministeriale.
Come pure dovranno essere perseguite eventuali inadempienze ed irregolarità che dovessero essere rilevate. Mi risulta che qualche denuncia anonima ed interpellanza parlamentare (inoltrata da chi è avvezzo a questi metodi o a esibizionismi politici), o controlli regionali e ministeriali, non hanno mai rilevato elementi di irregolarità strutturali a carico del Patto. Prima del sottoscritto il presidente del Patto era il professor Romeo Furno sindaco di San Leucio del Sannio oggi esponente del PdL; prima ancora la dottoressa Lucia Prencipe con la carica anche di amministratore delegato, nominata quando era sindaco di Ceppaloni Nino Rossi; dopo di me il presidente è il dirigente Giacomo Fantasia.
Il Patto nacque con atto notarile del 24 maggio 2002, quando il sindaco di Ceppaloni era Nino Rossi Pds, a capo di una amministrazione di cui facevano parte Pds, Rifondazione comunista, Psi, Fi, Udeur e altri. Tutti erano d’accordo con la nascita della società Patto territoriale Valle del Sabato. Il sito del Patto, gli espropri, le aziende, le quote sociali, furono tutte individuate quando vi era l’amministrazione comunale Rossi. Il primo Consiglio di Amministrazione, l’amministratore delegato e il primo presidente furono nominati durante la stessa amministrazione Rossi, e lo stesso Rossi nominò cinque componenti del Cda, ed alcuni dei quali sono ancora in carica.
Quando io sono stato nominato nel CDA dal presidente dell’Amministrazione Provinciale on. Nardone Pds, ho dovuto e potuto amministrare solo ciò che era già stato deciso e programmato da altri in precedenza. Ogni decisione, sotto la mia presidenza, è stata sempre presa all’unanimità del CDA e dell’assemblea dei Soci. Se quindi il Patto Territoriale dovesse essere un «fallimento», come più volte è stato detto nel convegno, e secondo me non lo è, ma lo ritengo uno strumento importante di sviluppo economico, ciò è dovuto a chi ha voluto e individuato la società del Patto Territoriale Valle del Sabato.
E mi sembra che considerando le persone giĂ assunte, quelle che dovranno essere assunte quando le aziende saranno tutte a regime, considerando le infrastrutture sorte o in completamento a Ceppaloni e Roccabascerana, lo sportello unico a San Leucio del Sannio, le attivitĂ indotte nelle zone PIP, le entrate economiche nelle casse comunali (Ici e altro), gli sviluppi futuri che possono produrre queste aziende, non mi sembra che la presenza del Patto Territoriale sia stata un fallimento come affermato, in un periodo di grave crisi economica nazionale.
Altre 18 aziende avevano avuto l’autorizzazione per insediarsi; ma hanno avuto poi il decreto di revoca o perché rinunciatarie o perché non in regola con le normative.
E mi sembra sia stato saggio fare insediare nelle nostre zone solo aziende serie, motivate e rispettose delle leggi, e non quelle che tali qualità non avevano, anche perché le somme che erano state destinate a quelle 18 aziende, pari a circa 31 miliardi di vecchie lire, non sono andate perdute o revocate per esse io il 29 dicembre 2005 chiesi l’autorizzazione per la rimodulazione, cioè la possibilità di utilizzarle per insediare nelle nostre zone altre aziende. Autorizzazione accordata qualche anno fa.
L’importo complessivo finanziato, comprese due iniziative infrastrutturali, è pari a 42.070.733.94 (miliardi 81.460.300,00) e non cento miliardi come detto da alcuni.
Spetta oggi ai soci de1 Patto valutare la opportunitĂ di utilizzare quelle somme di circa 31 miliardi per la rimodulazione e la conseguente industrializzazione, accollandosi le spese correnti di gestione della societĂ , oppure ritenere esaurita la funzione della societĂ Patto con le aziende giĂ sorte.
Non esprimo giudizi in merito perché non mi compete, spetta all’assemblea dei Soci ed al nuovo CDA valutare.
Non posso continuare con altre considerazioni per ragioni di spazio, dì tempo e di opportunità e perché non voglio fare esibizionismi politici e personali come altri. Solo voglio dire all’assessore regionale Gabriele, relatore del convegno e venuto a Ceppaloni “senza passaporto” come lui ha detto, che io andai alla Regione da lui qualche anno fa per perorare l’approvazione dei corsi di formazione professionale, ma vi andai “con il passaporto”. Fu gentile e disponibile, non certo come al convegno, e lo ringrazio ancora per allora, e considerata la regolarità della mia richiesta per i progetti dei corsi di formazione, questi furono finanziati per un importo di euro 1.640.000 (circa 3miliardi di lire); ma fino ad oggi, dopo che i corsi si sono regolarmente conclusi il 27 luglio 2007, con funzionari regionali agli esami, tutta la documentazione è stata presentata alla Regione da circa un anno e ritenuta corretta, la Regione fino a questo momento non ha erogato un euro per poter far fronte alle giuste spettanze dei docenti, dei corsisti, dell’Ente di formazione e dei fornitori, creando in tal modo in tutti grande mal contento.
Ne credo che il ricorso di un corsista scontento abbia potuto bloccare una erogazione finanziaria già autorizzata. Ma capisco che gli inceppi burocratici possono verificarsi in tutte le amministrazioni. E mi fermo qui. Voglio però, per quanto mi riguarda, rivendicare il diritto di affermare che: il Patto ha sempre agito con legalità , trasparenza e parsimonia; che chi sostiene il contrario deve avere il coraggio di fare denuncia firmata all’autorità giudiziaria; che tutti i componenti del CDA e tutti i 25 soci sono persone per bene e oneste, fino a prova contraria; che chi, venendo da fuori o localmente, crea illazioni, polveroni e dubbi per bassa strumentalizzazione politica o esibizionismo personale, genera solo danni all’immagine della nostra comunità , scoraggiando chi impresa o singolo cittadino, volesse insediarsi nelle nostre zone.
E questo a noi che amiamo e viviamo le nostre terre dispiace veramente moltissimo.
Mario Cataudo
Ex Presidente Patto Territoriale
Valle del Sabato
E la mia solidarietà rinnovo, anche in questa sede alla Ital Print e all’amministratore amico Antonio Muraglia che improvvisamente si sono visti distrutta una delle più belle e moderne aziende delle nostre zone, frutto di lavoro e motivo di speranza per chi, a cominciare dal Patto Territoriale, l’aveva fatta sorgere. Apprezzo molto l’impegno dei rappresentanti politici che si stanno attivando per difendere i posti di lavoro e per tutelare l’azienda e l’amministrazione comunale di Ceppaloni, maggioranza ed opposizione, che si sono attivati per scongiurare danni alle persone e all’ambiente.
Devo notare che molti di quelli che oggi dicono di amareggiarsi e dispiacersi per il lavoro perduto da tante famiglie, prima criticavano il Patto per quell’azienda che stava sorgendo e che aveva già occupato circa settanta persone, e altre erano in programma di essere occupate, come lo stesso amministratore aveva pubblicamente affermato.
Sono ancora visibili nel nostro Comune i manifesti della scorsa campagna elettorale che dicevano: «Patto Territoriale: occupazione zero». Quegli stessi cittadini oggi riconoscono che solo l’Ital-Print aveva già settanta dipendenti.
Se a questi settanta dipendenti dell’Ital-Print già assunti e quelli che stava per assumere, si aggiungono gli altri dipendenti già assunti da altre aziende, già funzionanti nel Patto territoriale (invito chi vuole a verificare questi dati) allora forse qualcuno cambierà idea sulla vita e sulla funzione del Patto territoriale Valle del Sabato. Ma poiché devo constatare che per alcuni ogni disgrazia è buona per fare strumentalizzazione politica e sciacallaggio, mentre per altri può essere motivo di riflessione per il bene della comunità , allora mi permetto di ricordare alcune notizie, sul Patto territoriale, già note e pubblicizzate fino a quando sono stato io il presidente. E forse sono utili anche a qualche relatore del 14 luglio scorso.
Quando ho lasciato volontariamente la carica di presidente, le aziende nel territorio del Patto erano nove, di cui 6 a Ceppaloni e 3 a Roccabascerana, in attivitĂ con dipendenti giĂ assunti.
Quando saranno tutte a regime lavorativo la capacità occupazionale deve raggiungere 259 unità . Per quelle aziende che non raggiungono l’obiettivo occupazionale, vi sarà da parte del Ministero la limitazione o la revoca del contributo ministeriale.
Come pure dovranno essere perseguite eventuali inadempienze ed irregolarità che dovessero essere rilevate. Mi risulta che qualche denuncia anonima ed interpellanza parlamentare (inoltrata da chi è avvezzo a questi metodi o a esibizionismi politici), o controlli regionali e ministeriali, non hanno mai rilevato elementi di irregolarità strutturali a carico del Patto. Prima del sottoscritto il presidente del Patto era il professor Romeo Furno sindaco di San Leucio del Sannio oggi esponente del PdL; prima ancora la dottoressa Lucia Prencipe con la carica anche di amministratore delegato, nominata quando era sindaco di Ceppaloni Nino Rossi; dopo di me il presidente è il dirigente Giacomo Fantasia.
Il Patto nacque con atto notarile del 24 maggio 2002, quando il sindaco di Ceppaloni era Nino Rossi Pds, a capo di una amministrazione di cui facevano parte Pds, Rifondazione comunista, Psi, Fi, Udeur e altri. Tutti erano d’accordo con la nascita della società Patto territoriale Valle del Sabato. Il sito del Patto, gli espropri, le aziende, le quote sociali, furono tutte individuate quando vi era l’amministrazione comunale Rossi. Il primo Consiglio di Amministrazione, l’amministratore delegato e il primo presidente furono nominati durante la stessa amministrazione Rossi, e lo stesso Rossi nominò cinque componenti del Cda, ed alcuni dei quali sono ancora in carica.
Quando io sono stato nominato nel CDA dal presidente dell’Amministrazione Provinciale on. Nardone Pds, ho dovuto e potuto amministrare solo ciò che era già stato deciso e programmato da altri in precedenza. Ogni decisione, sotto la mia presidenza, è stata sempre presa all’unanimità del CDA e dell’assemblea dei Soci. Se quindi il Patto Territoriale dovesse essere un «fallimento», come più volte è stato detto nel convegno, e secondo me non lo è, ma lo ritengo uno strumento importante di sviluppo economico, ciò è dovuto a chi ha voluto e individuato la società del Patto Territoriale Valle del Sabato.
E mi sembra che considerando le persone giĂ assunte, quelle che dovranno essere assunte quando le aziende saranno tutte a regime, considerando le infrastrutture sorte o in completamento a Ceppaloni e Roccabascerana, lo sportello unico a San Leucio del Sannio, le attivitĂ indotte nelle zone PIP, le entrate economiche nelle casse comunali (Ici e altro), gli sviluppi futuri che possono produrre queste aziende, non mi sembra che la presenza del Patto Territoriale sia stata un fallimento come affermato, in un periodo di grave crisi economica nazionale.
Altre 18 aziende avevano avuto l’autorizzazione per insediarsi; ma hanno avuto poi il decreto di revoca o perché rinunciatarie o perché non in regola con le normative.
E mi sembra sia stato saggio fare insediare nelle nostre zone solo aziende serie, motivate e rispettose delle leggi, e non quelle che tali qualità non avevano, anche perché le somme che erano state destinate a quelle 18 aziende, pari a circa 31 miliardi di vecchie lire, non sono andate perdute o revocate per esse io il 29 dicembre 2005 chiesi l’autorizzazione per la rimodulazione, cioè la possibilità di utilizzarle per insediare nelle nostre zone altre aziende. Autorizzazione accordata qualche anno fa.
L’importo complessivo finanziato, comprese due iniziative infrastrutturali, è pari a 42.070.733.94 (miliardi 81.460.300,00) e non cento miliardi come detto da alcuni.
Spetta oggi ai soci de1 Patto valutare la opportunitĂ di utilizzare quelle somme di circa 31 miliardi per la rimodulazione e la conseguente industrializzazione, accollandosi le spese correnti di gestione della societĂ , oppure ritenere esaurita la funzione della societĂ Patto con le aziende giĂ sorte.
Non esprimo giudizi in merito perché non mi compete, spetta all’assemblea dei Soci ed al nuovo CDA valutare.
Non posso continuare con altre considerazioni per ragioni di spazio, dì tempo e di opportunità e perché non voglio fare esibizionismi politici e personali come altri. Solo voglio dire all’assessore regionale Gabriele, relatore del convegno e venuto a Ceppaloni “senza passaporto” come lui ha detto, che io andai alla Regione da lui qualche anno fa per perorare l’approvazione dei corsi di formazione professionale, ma vi andai “con il passaporto”. Fu gentile e disponibile, non certo come al convegno, e lo ringrazio ancora per allora, e considerata la regolarità della mia richiesta per i progetti dei corsi di formazione, questi furono finanziati per un importo di euro 1.640.000 (circa 3miliardi di lire); ma fino ad oggi, dopo che i corsi si sono regolarmente conclusi il 27 luglio 2007, con funzionari regionali agli esami, tutta la documentazione è stata presentata alla Regione da circa un anno e ritenuta corretta, la Regione fino a questo momento non ha erogato un euro per poter far fronte alle giuste spettanze dei docenti, dei corsisti, dell’Ente di formazione e dei fornitori, creando in tal modo in tutti grande mal contento.
Ne credo che il ricorso di un corsista scontento abbia potuto bloccare una erogazione finanziaria già autorizzata. Ma capisco che gli inceppi burocratici possono verificarsi in tutte le amministrazioni. E mi fermo qui. Voglio però, per quanto mi riguarda, rivendicare il diritto di affermare che: il Patto ha sempre agito con legalità , trasparenza e parsimonia; che chi sostiene il contrario deve avere il coraggio di fare denuncia firmata all’autorità giudiziaria; che tutti i componenti del CDA e tutti i 25 soci sono persone per bene e oneste, fino a prova contraria; che chi, venendo da fuori o localmente, crea illazioni, polveroni e dubbi per bassa strumentalizzazione politica o esibizionismo personale, genera solo danni all’immagine della nostra comunità , scoraggiando chi impresa o singolo cittadino, volesse insediarsi nelle nostre zone.
E questo a noi che amiamo e viviamo le nostre terre dispiace veramente moltissimo.
Mario Cataudo
Ex Presidente Patto Territoriale
Valle del Sabato
fonte: Il sannio Quotidiano
Aggiungi commento

